Amor America

24 marzo – Ni olvido, ni perdòn

Scritto da il 24/03/2008

Scrive Lorenzo Mazzoni su Il Reporter: “Il 24 marzo del 1976 è calata la notte sull’Argentina ed è iniziato il genocidio“.

Veronica (dalla mostra fotografica Hijos)

24 marzo, una data da non dimenticare. E per non dimenticare fate un click su queste due parole: Archeologia dell’Assenza. E poi sulle foto dei giovani, tratte dalla mostra fotografica degli “Hijos por la Identidad y la Justicia” a cura di Renzo Sicco. “Sono i figli d’Argentina, figli di un’idea soppressa, un’immagine sbiadita, una canzone che sfuma e si farebbe silenzio, se non fosse per la loro voce che la salva, all’ultima nota. Sono figli di DESAPARECIDOS“.

Per non dimenticare basta leggere i microracconti di Massimo Carlotto a didascalia di ciascuna foto. E l’introduzione di Gabriele Romagnoli: “Queste immagini sono la fotografia di un’idea, del coraggio di chi l’ha sostenuta, del dolore di chi l’ha ereditata, del rispetto che le è dovuto e che solo in forma di giustizia può essere pagato. Guardatele e poi pretendete anche voi che il conto sia saldato, perché i Figli possano infine sorridere ai genitori perduti”.

“Forgive but not forget” (perdona ma non dimenticare), era la parola d’ordine del Sudafrica uscito dall’apartheid, ma oggi riesco a scrivere solo le parole che avevo fotografato sul monumento di Plaza de Mayo, la piazza delle proteste delle Madri: “Ni olvido ni perdon.

A.M.

Plaza de Mayo, Buenos Aires

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2 Comments
  1. Anna Maspero
    Rispondi

    Anna

    25/03/2008

    Dieci anni fa, nel 1998, proprio a Buenos Aires, ero andata a vedere una mostra di fotografie sui desaparecidos.
    C’erano le foto in bianco e nero di tanti giovani scomparsi. Appartenevamo alla stessa generazione, avevamo gli stessi ideali. Impossibile non vedermi rispecchaita nei loro volti. Impossibile anche perchè fra una foto e l’altra, all’altezza del mio viso, c’era uno specchio. E il mio volto mi guardava, i mie occhi mi fissavano. Avrei potuto essere io lì al posto loro.
    Solo in un altro luogo ho vissuto così intensamente la stessa violenta emozione di sofferenza. Era al Museo del Genocidio di Tuol Sleng, Cambogia (l’ex-carcere di massima sicurezza) davanti alle foto segnaletiche delle migliaia di donne, bambini e uomini lì torturati e trucidati dai Khmer rossi.
    Anna

  2. Rispondi

    Rossella

    03/04/2008

    Ciao Anna, mi ha molto emozionato leggere e vedere le foto di “No olvido ni perdon”.Sono tornata pochi giorni fa da un bellissimo viaggio in Argentina,e mentre ero in una libreria ho trovato un libro che ho subito acquistato “Mujeres guerrilleras” testimonianze di donne che hanno combattuto e di parenti di vittime della ditttura in Argentina .Tra le tante c’è quella di Blanca Rina, sorella di Manuela Santucho,e ho letto nella mostra fotografica il grido di dolore e rabbia del figlio Diego.Ti confesso che mi sono venute le lacrime e simbolicamente mi unisco a lui e a tutti i figli/e delle vittime di quella sporca guerra , perchè il sacrificio dei loro genitori non sia stato inutile. Un’abbraccio forte …… Rossella

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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