Michael Jacobs, Andes, Granta 2010

Ho seguito il consiglio del mio libraio (di viaggi) preferito, il mitico Luigi Licci della Libreria Gulliver di Verona di leggere il libro di Michael Jacobs “Andes”. Sono andata sulla fiducia visto che è un tomo di 580 pagine e pure in inglese! E non posso che ringraziare Luigi.

La lettura ha confermato alcune mie personali convinzioni e cioè:

- Gli inglesi rimangono i migliori scrittori di libri di viaggio. Quando anche scrivono cose non del tutto condivisibili (uno per tutti, Osborne, Il turista Nudo), si fanno apprezzare comunque per intelligenza, stile e humour. Quando anche non si meritano la fama che riscuotono (qui l’esempio è facile, Chatwin, soprattutto quello di In Patagonia), hanno un qualcosa che li fa perdonare (in quest’ultimo caso la fortuna di alcune belle foto che lo ritraggono, un po’ come accadde al Che, e anche morire giovani non guasta, anche questo vale sempre come per il Che).

- Ci sono “scrittori di viaggio” che pensano di essere i primi e i soli a percorrere un itinerario e il loro racconto è tutto autoreferenziale. Ci sono SCRITTORI DI VIAGGIO, come appunto Jacobs, che fanno invece tesoro dei racconti di chi li ha preceduti. Lui, ti fa scoprire lati inediti di chi ha percorso prima di lui gli stessi sentieri: dai Conquistadores con il loro seguito di cronisti e missionari, agli Incas (un po’ smitizzati), ai grandi scienziati ed esploratori come Humboldt, Darwin e La Condamine, ad archeologi come Hiram Bingham, al leggendario Simón Bolívar (che scende dal piedistallo e ne esce un po’ malconcio) e a Che Guevara giovane, ad altri scrittori come Threoux, García Márquez, Vargas Llosa, Neruda e Chatwin (questo sì davvero demolito) e non ultimo, a suo nonno costruttore di ferrovie andine (non posso non identificarmi…)

Ne esce un compendium di storia, geografia e cultura oltre a un travelogue lungo 5500 miglia e sette paesi, ricco di fatti e riflessioni, aneddoti personali e incontri, sempre narrati in modo intelligente e divertente. Indimenticabili i paragrafi in cui nel 2005 accompagna un gruppo di studiosi dell’Università di Cambridge in Bolivia e si trova, tappa dopo tappa, sempre bloccato da una delle peggiori proteste vissute dal Paese… (anche qui come non riconoscermi e non riconoscere il Paese che amo e talvolta detesto?). Nonostante l’enorme bagaglio di letture, Jacobs ha il dono di rimanere però sempre capace di meraviglia e di stupore. Soprattutto da ogni pagina traspare il suo amore per questa terra difficile che tanto ha dato al mondo senza nulla o quasi avere in cambio. Una terra che rimane ai più sconosciuta e che anche per chi la ama, la frequenta e cerca di capirla e condividerla, non finisce di svelarsi e di sorprendere.

Anna

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