Anna_LondonAnna_CubaDue foto: in una avevo vent’anni e vivevo a Londra, l’altra è di poche settimane fa sul Malecòn dell’Havana. Nella testa sono ancora quella ragazza alla scoperta di Londra, con la stessa voglia di allora di pedalare e di mettermi in gioco, con il cuore che va oltre gli ostacoli…

Ma non posso fingermi di avere tutta una vita davanti come allora. Darsi i tempi, o forse anche riprendersi il tempo, diventa una priorità. Facevo le stesse riflessioni assistendo al concerto di Zucchero e della sua corte durante la Sesion Cubana : mi sono sembrati tutti un po’ vecchi e affannati, incapaci di toccare le corde emozionali che un concerto dal vivo dovrebbe sempre far vibrare. Il tempo passa, o forse meglio, siamo noi che passiamo…

Questa miZuccheroa sesiòn cubana mi ha aiutato a riflettere e a prendere le distanze dagli obblighi, ad uscire dalla logica del porsi sempre nuovi obbiettivi da raggiungere. Forse anche l’incidente in bicicletta proprio lì sul Malecòn, scivolando su quello stramaledetto strato di alghe che si forma quando le onde superano il muretto di protezione, è un messaggio che devo saper leggere.

Tornerò a Cuba, ma non come escritora. Probabilmente avevo sopravvalutato me stessa o sottovalutato Cuba o più probabilmente entrambe le cose. E’ un’isola relativamente piccola, ma, ricchissima di cultura, arte, storia… Cuba è un mondo a sé, impossibile da paragonare ad altri altrove, è un paese complesso e per nulla facile da capire e scoprire: la grande storia e le storie, icone e immagini di quotidiana sopravvivenza, libri e libretas, ideologia e cultura… Un paese in aspettativa, dove sembra che qualcuno abbia premuto il tasto “pause” e il tempo sia sospeso. Un amico, spedito qui anni fa dalla BBC per raccontare la fine del castrismo, nell’attesa ha fatto due figli e si è cubanizzato. E una generazione nata con la rivoluzione è ormai in età di pensione. La gente perfeziona l’arte dell’arrangiarsi e vive in un equilibrio un po’ precario fra l’allegria di chi cerca di vivere il momento presente, la preoccupazione per un futuro incerto e la nostalgia per un cambiamento mai avvenuto, per i progetti naufragati. Tutti però orgogliosi della propria cubanità, anche chi ha scelto l’esilio.

L’Havana è bella, ma di una bellezza che si rivela poco a poco. All’inizio è il brutto che colpisce: l’illuminazione scarsa, i balconi diroccati, gli spazi vuoti dei palazzi collassati, i marciapiedi che sono percorsi di guerra fra buche, cedimenti, fogne scoperte e macerie, gli interni delle case che sembrano mercatini delle pulci, con mobili spaiati e oggetti di cattivo gusto mescolati ad altri di raffinatezza fuori luogo. Ovunque è decadenza, con sprazzi di nobiltà, come i vecchi coches americanos sgarrupati e scarburati, le Chevrolet, Pontiac e Cadillac ormai ridotte all’osso, ma che continuano a muoversi su e giù lungo la Linea e la Rampa sputando fumo nero e trasportando il loro carico di umanità per dieci pesos cubanos.

Poi giorno dopo giorno, camminando ed entrando nelle case e nei bar de l’Habana Vieja e del quartiere modernista del Vedado, si scoprono dettagli affascinanti, riaffiorano ricordi di oggetti perduti e qui sopravvissuti, si ritrovano atmosfere ed emozioni. Lentamente si viene avvolti e sedotti da questo mix di passato e presente, tropico e occidente, fatalismo e utopia, allegria e riflessione, ottimismo e malinconia…

Cuba chiede amore, tempo e quella passione totale che ti permette di staccare dal tuo mondo e perderti…Davvero meglio saper rinunciare, anche in questo ci vuole coraggio, come giustamente mi ha scritto un’amica che conosce l’impegno che scrivere guide comporta. A dieci anni di distanza da quando dissi di sì alla guida della Bolivia, mi sento certo più matura, ma anche con qualche illusione in meno. Cuba si merita un autore innamorato e appassionato, capace di rubarle il cuore e farselo rubare.

 

2 Comments

Qui sotto puoi inserire il tuo commento.

Facebook IconYouTube IconTwitter IconGoogle +Google +Google +Google +Google +Google +Google +