D come Donne

novembre 25, 2011 / by / Category : Casa, amici e universi

Pubblicato su il reporter - Parole Nomadi -Donne

Il 25 novembre del 1961 le sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, furono assassinate perché si opponevano al regime dittatoriale del loro Paese. La loro storia è diventata un simbolo e in loro ricordo la data di oggi, 25 novembre, è stata scelta come “Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne”.Il 10 dicembre scorso, giornata mondiale dei diritti umani, è stato consegnato il Nobel per la Pace alla liberiana Ellen Johnson Sirleaf, prima presidente donna di uno stato africano, alla sua compatriota Leymah Gbowee, attivista pacifista, e a Tawakkul Karman, pasionaria yemenita per i diritti civili. Due paesi i loro che conoscono la violenza: la Liberia ha visto una guerra civile lunga 14 anni che ha fatto centomila morti e lo Yemen vive una profonda conflittualità politica e sociale. Il Nobel è stato assegnato a queste tre donne proprio “per la loro lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace”. Entrambi questi fatti parlano di donne, di pace e di nonviolenza: tre parole che naturalmente “viaggiano” insieme. Perché le donne da sempre sono impegnate per la pace e contro la violenza per la loro stessa intrinseca natura che le porta a creare e donare la vita e quindi ad amarla e a rispettarla.

Conosco donne con gli stessi valori e capaci di grande forza. Molte di loro le ho incontrate nei miei viaggi. Donne semplici e piene di dignità, donne abituate a fare i conti con la quotidiana sfida della sopravvivenza, donne capaci di farcela anche da sole, donne che si prendono cura del mondo, donne che sanno guardare avanti in un tempo in cui in molti volgiamo nostalgicamente lo sguardo al passato o consumiamo il presente incapaci di futuro. E’ guardando al loro esempio di forza e coraggio, di sacrifico e dignità, che possiamo ritrovare fiducia nel futuro. E magari piantare anche noi degli alberi, come faceva la kenyota Wangari Maathai, la “signora degli alberi” premio Nobel per la Pace 2004 spentasi due mesi fa. Lei con le donne del suo movimento, il Green Belt Movement, aveva piantato più di venti milioni di alberi in Africa. Perché credeva nella vita e, come scrive il poeta turco Nazim Hikmet, “la vita non è uno scherzo… prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia.”

Consigli di lettura: Chiara Meriani “Donne in viaggio”, The Little Pink Book – Astraea Editrice 2011.

Dedico quest’articolo all’amica Olivia Molteni Piro, madre di figli dalla pelle di tante sfumature diverse, nonna, appassionata d’Africa, ma soprattutto una donna con un cuore grande. Leggete la bella pagina da lei scritta su MAG, il magazine de “La Provincia” di Como di novembre, dove parla proprio del “coraggio di inventare l’avvenire”. E diamole una mano per portare a compimento il sogno ormai diventato realtà del Centro di maternità a Bilogo, in Burkina Faso.

 

Facebook IconYouTube IconTwitter IconGoogle +Google +Google +Google +Google +Google +Google +