Racconti di Viaggio

Eccoli i monaci ribelli

Scritto da il 10/05/2013

di Tito Barbini

Questua all'alba

A causa di un terribile ciclone almeno 100.000 birmani sono morti. Ma in Birmania non c’è solo un disastro naturale. La corrotta e brutale giunta militare non ha avvertito la popolazione non l’ha fatta sfollare e ha bloccato le comunicazioni. Dobbiamo aiutare il popolo birmano ricercando in internet l’efficace rete di aiuto dei monasteri. Sono stato in Birmania nell’estate del 2007 pochi giorni prima che esplodesse la rivolta dei monaci. A loro dedico questi miei appunti di allora.

 

Irriducibili sovvertitori del regime militare che da quarant’anni soffoca la Birmania.  Non lo nascondo: ho un debole per loro. Gente straordinaria, capace di scuoterti dall’indifferenza e donarti sempre baleni di serenità. Scalzi, con la testa rasata e le tonache rosse mi vengono incontro sereni e festanti unendo le mani in segno di saluto e di preghiera. Molti di loro sono ancora dei ragazzini. Vengono giù dagli smisurati scaloni della Pagoda Shwedagon, il cuore spirituale della Birmania e sciamano verso il centro della città. Sono loro i protagonisti di questa rivoluzione democratica che cresce ogni giorno e ogni giorno è repressa con ferocia dagli anacronistici militari che come tiranni fuori dal tempo dai loro palazzi lontani ordinano il massacro. Anche durante il conflitto vietnamita i bonzi si erano bruciati nella pubblica piazza per protestare contro il regime fantoccio di Diem. Mi torna alla mente questo ricordo nel momento in cui sta germogliando una protesta e un dissenso profondo contro il regime militare. Ho conosciuto anche i Lama tibetani che fuori e dentro il paese si oppongono all’invasore cinese. E ancora una volta sono i monaci buddisti a dare il via al movimento di liberazione a tenere alta la bandiera della libertà. Anche in questo paese i religiosi buddisti hanno una grande influenza e sono rispettati dalla gente. Naturalmente il movimento religioso deve saldarsi con l’opposizione politica, ma, questo, è un altro capitolo tutto da scrivere. La prima riflessione che mi viene di fare riguarda il buddismo come religione della meditazione. Non è più soltanto tale da molto tempo. Abbiamo fatto fatica a capirlo e proprio dalla Birmania viene il bisogno di indagare ancora quest’aspetto.

Invecchiando mi capita spesso di guardare indietro e notare un piccolo nodo legato a un filo che congiunge tutta la mia vita. Il filo rappresenta la curiosità di guardarmi sempre intorno e cercare di capire l’altro. Una curiosità che, con i viaggi, è diventata quasi morbosa e mi spinge a cercare tutto ciò che non appartiene alla mia consuetudine. Sono anche questi i miei pensieri nei giorni che trascorro a Yangon. Giorni che ho dedicato a capire e conoscere qualcosa dei birmani. Forse la descrizione più efficace  di questo bellissimo paese si deve a Kipling, secondo il quale questa terra è diversa da qualsiasi altra: ” una terra d’oro dove la cultura permea ogni luogo, dove le colline sono cosparse di pagode e le notti animate dai tamburi che accompagnano le nenie e il brusio dei monaci”

Il Myamar, come si chiama oggi la Birmania, annuncia l’India. E’ miseria e desolazione nei vicoli e attorno ai fossi neri della città. Ovunque odori intensi che ti stringono alla gola e ti accompagnano dentro le baracche di cartone e di latta o nelle vecchie  e fatiscenti  residenze coloniali dei centri storici. Anche profumi inebrianti che sciolgono dentro di te gli spazi immensi della foresta pluviale che sfiora e accarezza le pendici dell’Himalaya. Nelle acque arenose del delta la vecchia Rangoon sta lottando come una tigre del vicino Bengala per non smarrire la sua autenticità e impedire alla nuova Yangon di sopraffarla. I militari che tiranneggiano il paese, in preda a una concezione tarda socialista, aprono le porte alle multinazionali che alzano orribili torri di vetro e cemento sopra la splendida città coloniale. Cammino da un quartiere all’altro e da una pagoda all’altra, cerco di non perdermi negli animati e vivaci mercati della frutta e del pesce.  Provo, come un camaleonte di qui, ad agguantare i loro colori cercando di somigliare almeno un po’ alla loro quotidiana esistenza, almeno nei comportamenti più elementari e rispettando, profondamente, la loro diversità. Comincio dalle cose più piccole e semplici. Nel chiedere con un sorriso se posso rubare un volto con una foto o chiedere loro il nome. Ho passato molte ore alla grande pagoda d’oro imponente e accecante con il riflesso del sole. Forse uno dei templi più sacri del buddismo indocinese. Certamente rappresenta un destino obbligato per tutti i birmani. Come lo è, per i tibetani, a Lhasa, il maestoso Potala.

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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