Etiopia. Saggio di un outsider a tempo determinato di Massimo Rossi

Mimesis 2011 – € 24.00

Pubblicato su il reporter

A Natale non sono andata in Africa. O forse sì. A Natale sono ritornata nel sud dell’Etiopia. Sono stata fra le tribù al confine con Sudan e Kenya, camminando sulle tracce della spedizione Bòttego del 1894, navigando lungo il corso del basso fiume Omo, accompagnata da un viaggiatore di nome Massimo Rossi.

Può un libro sostituire un viaggio? Certo che no. Ma in qualche raro e felice caso un libro può diventare esso stesso un viaggio. A me è successo con “Etiopia – Saggio di un outsider a tempo determinato”, di Massimo Rossi pubblicato per Mimesis. Un libro che consiglio a chi, in quel lembo d’Africa scoperto dal turismo da non molti anni, già c’è stato. Per lui sarà un interessantissimo ritorno. E a chi pensa di andarci. Per lui sarà una guida precisa, stimolante, ricca di approfondimenti e di rimandi a testi di esploratori del passato e di altri viaggiatori. E lo consiglio anche a chi ama viaggiare, ma già sa che lì non ci andrà mai perché non può o perché preferisce evitare l’afa, la malaria, le mosche tse tse, le notti in tenda… Per lui sarà l’occasione di conoscere anche quel fragile pezzo d’Africa, un mosaico di culture dove sopravvivono popolazioni rimaste a lungo isolate e integre.

Per tutti questa lettura sarà comunque un prezioso momento di riflessione. Perché è un libro a cavallo fra il saggio e il racconto, capace di un continuo spostamento spazio-temporale fra ieri e oggi, dentro e fuori, vicino e lontano, simile e diverso, loro e noi… L’empatia di cui l’autore è profondamente dotato, gli permette di dialogare, e far dialogare anche i lettori, con le genti da lui incontrate lungo il cammino, di tessere corrispondenze fra i viaggiatori del presente e quelli del passato, farenji e tribali, visitatori e visitati (qualche volta anche in un non facile capovolgimento di ruoli), fra i turisti che cercano di uscire dalla “bolla ambientale” e gli antropologi che raccontano di questi incontri mancati…

Quella dell’incontro è una dimensione rara, mai scontata, ma ancora magicamente possibile come questo racconto dimostra, quando in un viaggio si è alla ricerca di somiglianze oltre che di differenze o peggio di facili esotismi, quando funziona l’alchimia di luoghi e persone, quando un viaggio è preparato, è vissuto senza snobismi da novelli Indiana Jones, è partecipato col cuore e sperimentato sulla pelle. L’incontro può avvenire quando si viaggia con la consapevolezza di essere semplici ospiti, una “tribù in transito” di quell’altrove sognato e desiderato, ma anche con la profonda coscienza di una comune appartenenza. Può avvenire quando si viaggia senza certezze da vendere, soltanto con un bagaglio di domande e chissà, al ritorno, qualche risposta.  Ma forse la domanda ultima per noi viaggiatori è sempre la stessa: “Cosa ci faccio io qui?” E bella è la risposta di Massimo Rossi, nella solitudine della sua tenda sotto il cielo d’Africa: “Sono felice di essere qui, a casa. Forse il mal d’Africa è questo”. Essere viaggiatori è sentirsi a casa nel mondo e in quell’angolo sperduto del mondo, anche se outsider, anche se a tempo determinato.

Anna


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