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Questo bimbo lo chiamerò Jonàs,  riprendendo il titolo di un vecchio film, “Jonàs che avrà vent’anni nel 2000”.
Jonàs ha mosso qui, su questi prati della brughiera, i suoi primi passi lo scorso autunno.

Riguardo una mia vecchia foto in bianco e nero, sono passati, anno più anno meno, cinquant’anni. Anch’io ho imparato a camminare e a correre su questi prati. C’erano solo campi, boschi e risorgive. Qui ho trascorso tutte le mie estati da bambina e da ragazza. Ricordo quando non c’era l’acqua corrente, si  andava a prenderla con i secchi al pozzo e ci si lavava in una tinozza di ferro, ricordo la trebbiatura del grano, la vendemmia di un piccolo vigneto, le vacche da pascolare dopo l’ultimo taglio. Allora c’erano i mucchi di fieno e i contadini lo raccoglievano con la forca, al posto deit trattori c’era un cavallo da tiro di nome Gris. Oggi ci sono moderni macchinari e rotoballe.
Ma il profumo del fieno tagliato è lo stesso.  E anche il mio amore per questa terra, condiviso con chi qui vive e lavora. Cinquant’anni fa intorno c’erano pochissime case, solo vecchie cascine, spesso cadenti: Ca’Nova, Pelada, Chigollo (o Imbirone come la chiamavamo noi…), Cascina Comune, Cassinazza, tutte terreno dei miei giochi di allora. Adesso ci sono parecchie ville nascoste nel verde, ma ancora prati e boschi aperti a tutti e non recintati. Qualche cascina è stata demolita, ma la maggior parte sono incredibilmente sopravvissute grazie alla passione e all’iniziativa di privati. Per quanto tempo resisteranno? Il sacrificio per mantenerle è enorme.

La Regione Lombardia scrive messaggi pubblicitari a tutta pagina “56.000 imprese agricole si prendono cura del territorio della Lombardia. Noi ci
Pubblicità Regione Lombardia
prendiamo cura di loro”.  Come si prende cura? Finanziamenti zero, perché, ci dicono, qui siamo in una zona ricca, non nelle valli disagiate, e non pensano che i costi gestionali di queste antiche strutture sono altissimi, che lavorare la terra non lascia praticamente margini di reddito. Ma a questo ci eravamo abituati.

Lo spettro  che si aggira ora per questa brughiera è la nuova tangenziale di Como, già potenzialmente inserita nel progetto di un’autostrada. Il tracciato proposto attraversa fuori terra i campi coltivati e i boschi superstiti e con una precisione che neppure se l’avessero fatto di proposito potevano riuscirci così bene, colpisce una a una TUTTE le antiche fattorie elencate sopra, insieme ad altre aziende florovivaistiche che si sono sviluppate in questi ultimi anni.
Se sono stati spesi, come sono stati spesi, 600.000 euro per questo progetto autostradale, o chi ha disegnato il tracciato non è al corrente dei tanto pubblicizzati buoni propositi della Regione Lombardia verso le Aziende Agricole sopravvissute alla cementificazione del territorio, oppure la pubblicità della Regione è solo demagogia. O forse entrambe le cose.
In un mio libro scrivevo: “Tutti abbiamo lo stesso cielo, ma l’orizzonte – reale e metaforico – è per ciascuno diverso, sedimentato nei propri geni attraverso la familiarità con i paesaggi che ci hanno visto crescere. Il mI miei orizzontiio non è l’orizzonte a 360° dei marinai. Non è nemmeno quello aspro dei montanari, con alte pareti di roccia a ostacolare lo sguardo e il cammino. Non è quello pianeggiante dei nomadi del deserto, una linea che sembra spostarsi sempre in avanti, dando la sensazione di non arrivare mai. Il mio orizzonte è una linea morbida di boschi e colline, che lascia libero lo sguardo di vagabondare, ma, escludendo «l’ultimo orizzonte», lascia che la mente sogni «interminati spazi al di là di quella»”.
Ora, ogni volta che dalla finestra della cascina dove ho la fortuna di vivere guardo i prati, penso a una scura striscia d’asfalto che potrebbe ferirli. E Jonàs? Dove correrà Jonàs quando avrà vent’anni? Respirerà i gas di scarico o l’odore del fieno appena tagliato? Quali saranno i suoi orizzonti? Forse dei viadotti d’autostrada.
A.M.

1 Comment

  • Ambro scrive:

    Brava Anna, lodevole la tua iniziativa!
    Io sono uno dei tanti innamorati dei nostri verdi prati, sarebbe un vero peccato vedere distrutto quel poco che ci rimane. Ho già firmato la petizione e sto divulgando la notizia.
    Cosa ne dici di un bel concerto bandistico all’aperto? Tipo……. Concerto nella Brughiera……
    Secondo me sarebbe un successo, o almeno fa notizia, no!?!??!
    Altra idea, conosci l’argomento QR code? (cerca in google) Sono codici leggibili dai cellulari di ultima generazione, danno la possibilità di connettersi ad una determinata pagina web, si possono stampare ovunque, anche su una maglietta etc., pensa con che rapidità si potrebbe divulgare questa iniziativa! Spero di essere stato abbastanza chiaro!

    Ciao a tutti i salvabrughieristi!
    Ambro.

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