PonteSì, pontiere, non è un errore, non volevo scrivere portiere, ma proprio pontiere. Toni el Suizo costruisce ponti, reali, ma anche metaforici.  Ha iniziato a 19 anni e ad oggi ne ha fatti 730 sui fiumi dell’America Latina e del sud est asiatico: Vietnam, Indonesia, Myanmar, Cambogia, Laos e in Ecuador, Messico, Costa Rica. A costo zero, tutti con chilometri di cavi d’acciaio usati donati dagli impianti di risalita svizzeri e migliaia di tonnellate di tubi dal gruppo italo-argentino Tenaris, grazie ai quali due milioni di persone in tutto il mondo possono passare da una sponda all’altra di un fiume.

Un pellegrino laico, un eroe invisibile e solitario, senza stipendio e senza casa, capace di far lavorare insieme sul suo progetto centinaia di famiglie. Un immigrato come dice lui, costretto a chiedere ogni mese permessi di soggiorno. Armato solo di due valige, una per gli effetti personali, una con il PC e il materiale di lavoro. Non è ingegnere, in Italia l’avrebbero arrestato per costruzioni pubbliche senza permessi e senza misure di sicurezza… pure in trent’anni di lavoro mai un incidente a nessuna delle migliaia di persone che hanno lavorato con lui.

La sua filosofia? Due rette che si incrociano: agli estremi amore e paura sulla verticale, luce-conoscenza e buio-ignoranza sull’orizzontale: lui si muove verso amore e conoscenza, ma l’amore da solo non basta, la conoscenza nemmeno, devono viaggiare insieme.

Non avevo mai sentito parlare di lui, eppure forse sono anche passata su qualcuno dei suoi ponti. Su youtube pochi video, ho trovato questo in spagnolo abbastanza ben fatto e quest’articolo. Difficile trasmettere in un post l’impatto emotivo del suo racconto, spiegare la semplice forza e la visione del mondo di quest’uomo. Alla fine l’intero Teatro Sociale strapieno in platea, palchi e gallerie era tutto in piedi in una standing ovation. Riciclare scarti e costruire ponti… una storia la sua che sembra inventata tanto è straordinaria. Ascoltarlo è stato un privilegio.

Anna

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