Viaggiare

Pubblicato su il reporter

Estate, tempo di partire… Certo non per tutti. Complice la crisi c’è chi resta. Per chi parte, il viaggio dovrebbe essere un’opportunità e non un problema, un piacere e non un obbligo, anzi, il più personale dei piaceri, come scriveva Evelyn A. Waugh.

Quindi niente regole. Ognuno cerchi il proprio Shangri-La, il proprio paese d’elezione. Torniamo nei luoghi amati o andiamo alla scoperta di nuove mete, attraversiamo gli oceani o scegliamo località familiari, immergiamoci nella folla o fuggiamo nei deserti, saliamo verso le cime delle montagne o fermiamoci al livello del mare. Ma sempre scegliendo con attenzione la destinazione che più ci è affine, anche se il business del turismo cerca di sedurci con sconti e offerte last minute. Il viaggio è, o dovrebbe essere, una delle poche occasioni di libertà di cui godiamo, non trasformiamola in una prigione dove altri scelgono per noi e dove vige l’obbligo di divertirsi, di abbronzarsi, di accumulare chilometri o timbri sul passaporto.

Deciso il dove andare, bisogna riflettere sul come viaggiare. In un’epoca in cui qualsiasi luogo è diventato in busraggiungibile e alla portata di molti, è soprattutto il modo in cui si viaggia, e non la meta, a fare la differenza. Oggi disponiamo di un ampio ventaglio di scelte, possiamo optare per la velocità o la lentezza. O possiamo combinarle, godendo della libertà che offre l’auto, prendendo treni rapidi e aerei per abbreviare i trasferimenti, ma usando anche mezzi lenti, non ultime le nostre gambe, per concederci un’immersione più profonda nella realtà che attraversiamo.

Libertà di scelta dunque molto più che nel passato. Ma qualche regola è necessaria, perché le responsabilità del viaggiatore sono molte. In internet e sui cataloghi dei tour operator, sia alternativi che più tradizionali, si trovano utili decaloghi di turismo responsabile. Anche le guide prestano sempre più attenzione alle regole di comportamento per non essere “solo dei turisti”. In realtà basterebbe la consapevolezza che in viaggio gli stranieri, quelli che devono adattarsi alle abitudini locali, siamo noi. Anche se paganti, rimaniamo comunque ospiti e come tali dovremmo comportarci. Da questa semplice constatazione derivano alcuni atteggiamenti riassumibili in poche parole chiave. Di qualcuna abbiamo già scritto, altre seguiranno… Qui di seguito un breve vademecum da “mettere in valigia”.

Rispetto (delle persone, delle culture e dell’ambiente: una parola che da sola riassume tutte le altre).

Umiltà ( se non l’abbiamo già in dotazione, il mondo è una buona scuola).

Curiosità (altrimenti rimaniamo a casa).

Stupore /emozione (ne siamo ancora capaci?).

Leggerezza (farci bastare, almeno ogni tanto, l’essenziale, evitando sprechi in paesi dove beni per noi scontati sono preziosi).

Spirito d’adattamento (gli imprevisti sono parte integrante del viaggio).

Consapevolezza (per essere protagonisti e non solo spettatori del nostro viaggio).

Dubbio (il viaggio inizia dove finiscono le nostre certezze).

Sensi (ne abbiamo cinque, proviamo a usarli tutti).

Sorriso (se non si parla la lingua, nulla di più universale di un sorriso. E poi fa bene a chi lo dà e a chi lo riceve!).

Piacere: torniamo così là da dove siamo partiti. Viaggiare deve essere un piacere. Perché se invece ci rende insofferenti e critici, se “si stava meglio a casa”, se la domanda di rito è “quanto manca?”, allora, facciamo un regalo a noi e a chi viaggia con noi: a casa, rimaniamoci davvero! O scegliamo quelle destinazioni, vicine o lontane dove “sembra proprio di essere a casa”.

have-a-good-tripAgli altri, buona strada.

A.M.

1 Comment

  • A.M. scrive:

    Da Facebook:

    …ho la sensazione di viaggiare con te… (I.P.)

    VERISSIMO E GIUSTISSIMO…..MA LA COSA DOVREBBE VALERE ANCHE PER CHI VIENE DA NOI! O NO? (L.A.)

    arrivederci Anna…..e buona strada a te (A.B.)

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