“Mi chiamo F. e ho 24 anni. Ho una grandissima passione: il viaggiare. Vorrei poter trasformare questa mia passione in un vero e proprio lavoro. Come posso fare?” E’ questo l’incipit di una delle molte mail che ricevo, scritte soprattutto da giovani, spesso donne armate di forte motivazione e con già significative esperienze di viaggio alle spalle. In genere suggerisco corsi e master: ce ne sono alcuni davvero validi che offrono occasioni di confronto e di approfondimento, talvolta con stages presso operatori del settore, ma ovviamente non danno alcuna garanzia di lavoro. La mia risposta onesta però è sempre la stessa, ed è ciò che faccio anch’io: coltivare il viaggio e la scrittura per il proprio piacere. Se poi le passioni si trasformeranno in lavoro, si avrà la rara fortuna di entrare nella ristretta cerchia dei privilegiati per cui lavoro e passione coincidono… Evitare dunque illusioni (e probabili delusioni), senza però perdere la speranza: il confine fra attività amatoriale e professionale è sempre più vago e sconfinare non è impossibile. Se la crisi toglie opportunità, la rivoluzione in atto nel mondo editoriale può offrirne di nuove a chi è capace di percorrere i sentieri meno battuti.

Ognuno deve trovare la propria “cifra”, quel che lo rende diverso e lo connota. Poi ci vuole anche qualche coincidenza fortunata, ma, consiglia Kapuscinski, “la fortuna va anche aiutata. Come nella barzelletta sull’ebreo che voleva vincere alla lotteria e che pregava sempre il Signore di aiutarlo. A un certo punto il Signore gli risponde: -Dammi almeno una possibilità: compra un biglietto!-”.Comperiamo il biglietto dunque, partiamo e prendiamoci tempo, perché “per fare un buono scritto di viaggio ci vuole un buon viaggio”, raccomanda Guido Bosticco, docente de La Scuola del Viaggio. E’ in viaggio che raccogliamo spunti, facciamo provvista di immagini, accumuliamo emozioni ed esperienze e soprattutto rubiamo storie. E poi con la scrittura restituiamo parole.Forse più dei consigli, servono le domande, come quelle che si e mi pone Massimo Rossi, anche lui appassionato di viaggio e di scrittura: “Perché scriviamo, Anna? Per fare ordine nei nostri ricordi? Per vivere di nuovo e sempre i nostri percorsi? Per coinvolgere intelletto ed emozioni? Per dare voce a chi non l’ha? Perché pensiamo meglio? E’ qualcosa che non abbiamo scelto? Siamo tendenzialmente masochisti che si mettono alla prova? Per vivere nelle mani di altri? o, come dice Flaubert, perché scrivere è uno dei modi di vivere?”

Consiglio di lettura: Ryszard Kapuscinski, “Autoritratto di un reporter”, Feltrinelli.

Pubblicato su il reporter – Parole Nomadi – S come Scrivere

 

2 Comments

  • Marco scrive:

    Ciao Anna,
    E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo ma ti seguo attraverso ciò che scrivi.
    Ho letto con interesse l’articolo che hai scritto sul Il Reporter – S come scrivere.
    Ho provato per tre volte a lasciare un commento, ma non riesco.
    Poco importa, te lo scrivo ora.
    Ti volevo ringraziare perchè con questo articolo, indirettamente hai confermato ciò che penso. Mi sono chiesto spesso ciò che si chiede il tuo lettore F. e sono arrivato a vedere la cosa, esattamente come la descrivi tu. Penso che quando scrivi sai essere sempre molto diretta e corretta a livello intellettuale, senza dare false illusioni, ma senza togliere quelllo spiraglio di possibilità…senza togliere il sogno!
    un abbraccio grande!!!
    Marco

  • guido scrive:

    grazie Anna, è la prima volta che mi citano. ora lo potrò raccontare agli amici…
    un cato saluto
    g.

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