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22 aprile : Earth Day

Scritto da il 22/04/2008

“Il 22 aprile è il giorno in cui l’uomo fa la pace col pianeta”

Barry Commoner, ecologo

Da 38 anni il 22 aprile si celebra la giornata mondiale della Terra (per approfondimenti clicca qui). La salvaguardia della natura e la sopravvivenza del pianeta terra sono possibili solo se alle politiche ambientali dei governi nazionali e degli enti locali si aggiunge la sensibilizzazione nei comportamenti quotidiani di tutti noi. E noi, viaggiatori appassionati, ma anche, inevitabilmente, consumatori del pianeta terra, non possiamo non riflettere sulle nostre abitudini di viaggio oltre che di vita quotidiana.

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E sui benefici, ma anche gli aspetti negativi e le contraddizioni del turismo.

Dal libro  “A come Avventura”:

“Il turismo, costantemente alla ricerca di nuove destinazioni e capace di muovere grandi numeri, ha spesso ha un impatto negativo proprio su quel territorio e quelle culture che vorrebbe valorizzare, ma che in realtà scopre, consuma e poi in genere abbandona o “declassa”. È lo stesso principio del sistema di coltivazione del “taglia e brucia” che, se fatto su larga scala, porta alla distruzione della foresta, non più in grado di rigenerarsi, e all’impoverimento del terreno fino alla sua completa sterilità. I luoghi incontaminati, mete ambite per la loro bellezza, sono ambienti spesso fragili, che pagano il prezzo più alto a un turismo scarsamente regolamentato e volto soprattutto alla ricerca di guadagni immediati.  I parchi africani sono così divenuti zoosafari e gli scarichi dei nuovi complessi alberghieri hanno distrutto la barriera corallina nelle isole tropicali. Ben più vicino a noi, quasi tutte le coste sono state rovinate dalla speculazione edilizia e le montagne deturpate dalle infrastrutture per gli sport invernali. Se è vero che il turismo comporta inevitabilmente mercificazione e consumo della natura e spesso altera i rapporti all’interno delle comunità, è anche vero che la natura, dove “paga”, ha più probabilità di sopravvivere ad altre e spesso più devastanti forme di sfruttamento, quali la caccia alle balene, l’industria del legname e le monoculture. Il turismo può diventare allora uno strumento di difesa dell’ambiente e delle culture tradizionali, rivitalizzando l’economia di aree spesso marginali e beneficiando direttamente le comunità locali.

Nella società attuale tutti i fattori ambientali ─ umani, animali e vegetali ─, sono tra loro sempre più strettamente correlati. Oggi l’unica strada percorribile è l’integrazione di uomo e natura, evitando da un lato quello sfruttamento indiscriminato che conduce alla distruzione dell’ambiente sino all’autodistruzione, dall’altro un’interpretazione troppo rigida del concetto di salvaguardia ambientale. Infatti, quando diviene eccesso di protezionismo, come in certi “santuari naturali”, si rischiano scelte estreme, come allontanare le popolazioni originarie dai loro territori ancestrali o impedire le loro pratiche tradizionali che, di fatto, non hanno nel tempo alterato gli equilibri naturali. A questo proposito le parole del Capo indiano Seattle rimangono una delle più profonde dichiarazioni di amore per la terra: «La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso, forse perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Nelle città dell’uomo bianco non ci sono spazi tranquilli, non ci sono luoghi ove ascoltare l’aprirsi delle foglie a primavera o il frusciare delle ali di un insetto. Forse perché io sono solo un selvaggio e non capisco, ma già il solo rumore sembra un insulto alle orecchie. L’indiano preferisce il suono sommesso del vento che increspa la superficie dello stagno, il profumo del vento purificato dalla pioggia di mezzogiorno o carico dell’aroma dei pini. L’aria è preziosa per l’uomo rosso, perché tutte le cose partecipano dello stesso respiro: gli animali, gli alberi, l’uomo»[1]. Correva l’anno 1854: anche se questo documento è probabilmente un falso, il rispetto per l’ambiente è da sempre parte integrante della cultura degl’Indiani d’America e della maggioranza delle culture tradizionali, a differenza dell’atteggiamento di sfruttamento delle risorse che ha caratterizzato l’Occidente.

A.M.

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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