on
03/06/2021

Sono nata nel ’56. Alterno le due cifre ed ecco i miei anni, 65, anni di cui sono grata alla vita. Mi piace il numero 65 (faccio outing, non solo l’età, ma anche… quello che sarebbe il mio peso ideale!). Oggi entro ufficialmente fra gli over65, gli anziani: avrò lo sconto al cinema anche se per la pensione mi tocca aspettare la vecchiaia.

Spesso mi sono detta che avrei voluto sapere la data della mia morte, convinta che questo mi aiuterebbe a non sprecare neppure un minuto del tempo che mi rimane. In attesa di interrogare un qualche indovino, ho trovato una (mezza) risposta sul sito http://population.io secondo cui morirò il 5 gennaio 2047 a 90anni e 6 mesi. Essendo nata in Italia, sono nella ristretta schiera dei fortunati perché la mia aspettativa di vita è di sei anni più lunga rispetto alla media mondiale. Mi resterebbero dunque 25 anni e 6 mesi da vivere, anche se inevitabilmente ogni giorno un po’ più vecchia ed acciaccata. Dovessi anche morire oggi, credo di potermi considerare comunque molto fortunata, quasi una sopravvissuta: solo il 10% della popolazione mondiale e il 24% della popolazione italiana è più vecchia di me. Invecchiare è un regalo per pochi anche se pensiamo ci sia dovuto. O forse lo pensavamo: personalmente tre settimane di Covid e la perdita di amici e conoscenti mi hanno dato ancora maggior consapevolezza della nostra provvisorietà e fragilità. Nel frattempo eccomi qui ad iniziare il mio “terzo tempo”. Cercherò di viverlo al meglio, visto che il quarto tempo, se ci sarà, sarà certo più difficile (in realtà, secondo alcuni studi già i 35 e poi proprio i 65 anni segnano un brusco declino…).

Il sessantacinquesimo è un compleanno importante e penso di festeggiarlo, ma magari fra qualche mese, visto che qualche problema di “assembramento” la pandemia ancora lo pone. Per il momento mi limito a condividere alcune riflessioni da questo mio personale lockdown davanti al mare.

Due citazioni per iniziare: una attribuita a Confucio e ripresa nella bella poesia La mia anima ha fretta dello scrittore brasiliano Mario de Andrade: “Abbiamo due vite. La seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una”; l’altra, perfettamente a tema, dal film La grande bellezza: “A 65 anni non ho più tempo da perdere con cose che non mi piace fare”. In fondo, anche se può sembrare assurdo, è proprio la percezione della nostra mortalità che ci permette di dare valore alla vita e di gustarla.

Provo ora a riflettere su di me, sui miei desideri e sulle (poche) cose che contano davvero.

Mi faccio un selfie per guardarmi dal di fuori con il maggior distacco possibile: eccolo, scattato due giorni fa a Palermo, nello scheletro della Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, un luogo di magica bellezza e spiritualità, dove l’anima sembra potersi ricongiungere al cielo. Guardo il selfie e penso che, almeno in certe foto, non dimostro la mia età anagrafica. In realtà lo pensiamo tutti di noi stessi, un po’ per vanità, un po’ per autodifesa dal tempo che passa, quindi conta poco. Comunque ho imparato ad accettarmi per ciò che sono, così come vorrei saper accettare con garbo le perdite e le limitazioni che gli anni portano con sé. Mi auguro che la salute tenga e comunque cercherò di prendermi cura di me con un po’ più di autodisciplina.

Ma chi sono io oggi, al di là dell’aspetto? Ho letto su una rivista la definizione che dà di se stessa una mia coetanea e non solo mi è piaciuta nella sua sintesi temporale, ma mi ci ritrovo: “Imperfetta, con un bel passato non ancora remoto, vivo nel presente e sogno un futuro semplice all’infinito”. Anch’io riconosco i miei limiti, ho un vissuto di cui sono soddisfatta, un presente di cui non mi lamento e, anche se con gli anni si ridimensionano le aspettative, mi piace proiettarmi se non all’infinito, almeno in un futuro fatto anche di cose semplici come godere di un momento di gioia condivisa, di un libro, di un giardino o un orto…

Sono una donna libera. Certo, la libertà ha un prezzo, ma so che posso pagarlo. Gli anni poi regalano ancora maggior libertà di pensiero: ti prendi meno sul serio, impari a guardare alle cose con maggior ironia, non devi compiacere nessuno e in fondo hai sempre meno da perdere.

Quest’anno di pandemia ci ha aiutato a riflettere su ciò che conta davvero e sto cercando di mettere a fuoco le mie priorità. Vorrei alleggerirmi dei pesi inutili (inutile però non vuol dire superfluo, perché cose come la bellezza, i fiori e i viaggi possono essere superflui per alcuni, ma per altri, me compresa, sono necessari). Ci saranno dei cambiamenti, ma non voglio smettere di essere curiosa, appassionarmi, fare progetti e rincorrere sogni. E dove i sogni si dovranno fermare ho sempre i ricordi, una lista abbastanza consistente con tanti quadratini con scritto “fatto”, e non parlo solo di bandierine piantate sul pianeta terra.

Da buona dispari sto bene con me stessa, ma nessuno può bastare a se stesso. Per questo ringrazio le donne e gli uomini che hanno lasciato una traccia nella mia vita e quelli dove l’ho lasciata io, ringrazio gli amici di ieri, di oggi e quelli che mi auguro verranno. Vorrei relazioni costruttive, vorrei circondarmi di persone autentiche e solidali con cui stare bene e con cui condividere cose belle. E vorrei allontanare, senza rancore, chi genera tensioni e contrasti. Vorrei coltivare il pensiero positivo, non perdere il sorriso ed essere sempre gentile verso gli altri così come verso di me.

Non è facile invecchiare, ma, se mi verrà concesso, cercherò di farlo bene.

Allora, auguri amici miei over65, auguri alle “donne dell’anima mia”, auguri a me e un augurio speciale a una giovane donna che mi è cara. A tutti auguro tempo alla vita e vita al tempo.



Donne dell’anima mia di Isabel Allende: per continuare questa riflessione
TAGS
RELATED POSTS
ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


I MIEI LIBRI