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Africa in Forme

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02/06/2008

Trasformazioni del corpo femminile nella scultura africana

16 Maggio – 6 Agosto 2008 – Battistero di San Pietro in Consavia, Corso Alfieri 2, Asti

Approfittando dell’invito al festival del viaggio dell’Associazione Nomadi e Stanziali “A sud di nessun nord” ho colto al volo l’occasione per vistare anche la mostra “Africa in Forme”, nel Battistero di San Pietro ad Asti. Imperdibile, e non solo per chi soffre di Mal d’Africa.

Mi aggiravo stupita e rapita, non mi aspettavo una mostra di tale bellezza. Donne, coppie, feticci, figure magiche dai ventri aperti, fertilità… Un mondo altro così diverso dalla nostra iconografia dove la maternità ha come modello artistico la Vergine e dove, per vedere la rappresentazione di un ventre gravido, bisogna guardare le vetrine di un negozio Premaman. Statue quasi tutte in legno, provenienti da collezioni private, un’occasione davvero speciale e credo unica per poterle vedere. Un pezzo d’Africa che rivive fra le colonne e gli affreschi di uno splendido battistero romanico. Il soggetto, il corpo femminile, sembra davvero racchiudere il mistero della vita che si fa arte e dell’arte che si fa corpo.

Picasso disse di non conoscere il significato delle sculture africane, ma che erano potenza, energia. Il chiaroscuro del battistero non faceva che accrescere la suggestione e la forza che emanavano le statue lignee. Solo le maschere, che mi fissavano attraverso le vuote fessure degli occhi, lontane dall’ebbrezza di danze e percussioni, e i feticci, separati da chi era capace di rivestirli di poteri magici, sembravano svuotati di energia. Ma anch’essi sono la testimonianza di un’arte che è tutt’uno con la vita. E la donna rimane lì, al centro dell’universo, con i piedi ben piantati sulla terra madre e le braccia che accolgono la vita.

A.M. (articolo pubblicato su Il Reporter

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1 Comment
  1. Rispondi

    sandra

    07/06/2008

    grazie della segnalazione!
    Non ne sapevo nulla eppure seguo il settore! Sandra

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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