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Al centro i bambini

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20/11/2008

“I bambini possiedono la forza sovrumana di negare la guerra mentre c’è, e scordarla dopo. I bambini sono la fanteria corazzata della fantasia. Giocano alla guerra e in quel momento se la tolgono di torno. Si nascondono tra le macerie e in quel momento non sono più tra case distrutte, ma tra foreste e montagne“.   

Sono parole di Erri de Luca che ho letto la scorsa settimana sul magazine del Corriere. Mi erano sembrate particolarmente vere e belle. Mentre montavo la mostra fotografica “Giochiamo” di Stefano Anzola sul gioco nel sud del mondo alla libreria La Strada, pensavo che davvero il gioco, il sogno, la fantasia riescono a sopravvivere anche nelle situazioni di maggior precarietà, diventando una via di fuga dai problemi quotidiani.

Ma ieri sera la violenza dei numeri e le testimonianze dei responsabili de Il Sole Ong Onlus, Olivia Piro, Jacopo Boschini, Vittorio Villa, Alvise Orlandini e del giornalista Paolo Moretti, raccontavano di luoghi dove i bambini vittime di abusi non avevano più nemmeno la capacità e la voglia di sognare e di immaginarsi un futuro, primo passo  necessario per potersi riappropriare della loro vita. Lo raccontavano con la fredda matematica dei numeri ma anche con il calore di chi ci ha messo anima e cuore per restituire ai bambini quei diritti elencati nella Convenzione, ma troppo spesso negati nel sud del mondo come anche nei paesi sviluppati, perché ovunque sono proprio i bambini le vittime più indifese. Ci siamo ritrovati ad ascoltare i loro interventi nella Sala Zampese della CRA di Cantù durante la toccante e partecipata tavola rotonda “Al Centro i bambini” organizzata da Il Sole Ong Onlus nell’ambito delle manifestazioni che con l’Associazione Albatros Cantù stiamo portando avanti in occasione del 19esimo anniversario della Convenzione ONU dei diritti del Fanciullo. Ci hanno parlato del progetto Fiori che rinascono che in Etiopia fra mille difficoltà ha cercato di dare consistenza e realtà alla Convenzione, e dei primi passi che lo stesso progetto sta muovendo in un altro poverissimo angolo d’Africa, il Burkina Fasu. Alle loro spalle scorrevano le foto, mentre le note della chitarra accompagnavano la lettura di alcuni articoli della Convenzione e delle toccanti testimonianze delle ragazze che grazie a Fiori che Rinascono hanno ritrovato i fondamentali diritti alla vita e all’identità, ma anche il diritto al sogno e al gioco. Un’esperienza da cui è nato il toccante libro Riscatto, frutto dell’impegno di undici  ragazze fra i 12 e i 17 anni, che sotto la guida del fotografo Gin Angri, con cinque macchine fotografiche, PC e stampante, hanno saputo osservare con occhi diversi se stesse e il loro mondo, ritrovando la capacità e il desiderio di guardare, guardarsi e raccontarsi. Scrive Biruktawit Roba: “Nelle foto che le mie amiche mi hanno scattato nel laboratorio, io sono bella  e mi vedo bella”. E Teschal Tesfaw aggiunge: “La macchina fotografica ti aiuta a guardare il mondo con occhi diversi. Ti senti salva dietro l’obiettivo come se quella piccola macchina potesse proteggerti dalle cose negative che vedi intorno a te” .

A.M.

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1 Comment
  1. Rispondi

    Francesca

    25/11/2008

    Grazia ad Anna e al suo entusiasmo la serata è riuscita proprio bene!
    Musica e letture son riuscite a rendere poetici anche gli articoli della Convenzione…e non è poco!
    Grazie di tutto ancora.
    Francesca

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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