Amor America Racconti di Viaggio Senza categoria

Avevo una casetta piccolina in Panamá

on
13/03/2024

Ho iniziato a sognare di visitare Panama mentre scrivevo la guida della Colombia dove avevo dedicato un box alla popolazione indigena Kuna e all’arcipelago caraibico di Kuna Yala o San Blàs, raggiungibile anche dalla Colombia. Lo scorso febbraio ho deciso di partire. L’intenzione era di un viaggio on the road, con solo bagaglio a mano e in compagnia di un amico che ha però dovuto rinunciare all’ultimo minuto. Così sono partita sola (e anche piuttosto impreparata), ma non era certo la prima volta che viaggiavo in solitaria e all’avventura e poi in America Latina mi sento sempre un po’ a casa.

Mentre in aereo cercavo di abbozzare un itinerario, mi ronzava in testa il ritornello di una vecchia canzone, che debitamente riadattato era perfetto per la mia situazione: “… dove girando va / Sola, senza una meta / Sola ma c’è un perché / Aveva una casetta piccolina in Canadà Panamá…”.  E nella mia mente mi figuravo una cabaña sotto una palma…

Panama è una meta piuttosto trascurata dal turismo nostrano che privilegia la confinante e molto pubblicizzata Costa Rica. Un poco le assomiglia: sicuramente per la natura, anche se meno “attrezzata” per il turismo. Ma Panama ha anche altro da offrire e non solo il suo leggendario canale, un’opera ingegneristica impossibile che per quel tempo è forse paragonabile a quello che è stata poi la conquista della luna. Panama: “una tierra dividida por un mundo unido”. Viaggiando in questo stretto istmo che unisce Oceano Pacifico e Atlantico, si ha davvero la sensazione di un luogo di passaggio e di incontro fra mondi e culture. Un ruolo iniziato con l’incontro avvenuto proprio su questo suolo fra Vecchio e Nuovo Mondo più di 500 anni fa, che è continuato con la febbre dell’oro verso la California nel 1849, la costruzione della ferrovia intraoceanica e poi del Canale di Panama. Un corridoio dove anche flora e fauna del nord e del sud del continente americano si sono incontrate e mescolate.

Panama City, che certo merita più di un giorno per l’arrivo e uno per la partenza, è la rappresentazione perfetta del paese: una città multietnica e praticamente bilingue, un mix di civiltà spagnola, francese, latinoamericana e statunitense, con un cuore coloniale, aree verdi e uno skyline di grattacieli, piste ciclabili e arterie ad alto scorrimento, improbabili vecchi autobus diablos rojos e una moderna metropolitana, atmosfera rilassata da città di mare e traffico da capitale finanziaria e commerciale…

Dopo un paio di giorni a Panama City per prendere le misure e orientarmi, ho fatto la cosa più semplice: un volo verso nord, al confine con la Costa Rica per poi rientrare a tappe verso la capitale (visto che è sempre più semplice muoversi via terra dalla periferia verso il centro), spostandomi fra parchi, isole e vulcani. Prima tappa l’arcipelago di Bocas del Toro.

Poi il Volcan Barù dove dall’alto dei suoi 3475 m. mi sono goduta una fantastica alba con la luna che tramontava sul Pacifico e il sole che sorgeva sull’Atlantico e il Caribe.

Da lì Santa Catalina con le lunghe spiagge del Pacifico e soprattutto la riserva naturale dell’Isla Coiba.

Rientrata a Panama City sono ripartita il giorno seguente per l’arcipelago di Kuna Yala da cui era nata l’idea di questo viaggio…

E alla fine l’ho trovata la “casetta piccolina in Panamá” che avevo immaginato: su un’isola fra altre 370 dell’arcipelago, con tanto di palma, acque cristalline e spiagge bianche… la tentazione di restare c’era davvero! E non è detto che non ci torni, con le idee un po’ più chiare e più tempo per perdermi fra queste isole.

PER CHI FOSSE INTERESSATO A QUESTA DESTINAZIONE, HO RACCOLTO UN PO’ DI ANNOTAZIONI PRATICHE SUL MIO VIAGGIO: LE TROVATE QUI.  

TAGS
RELATED POSTS
ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


I MIEI LIBRI