Il Senso del Viaggio

Bambini invisibili

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18/11/2011

Sull’acrocoro etiope osservavo stupita decine di bambini materializzarsi dal nulla in luoghi apparentemente deserti. Gli sguardi intelligenti, pronti a captare pensieri e intenzioni dei “ferengi”, degli stranieri. Quali opportunità offre loro il futuro? Sopravvivere è già un successo. Africa, Asia, Latinoamerica… Il viaggio in questi altrove è anche un incontro con un mondo popolato da bambini. Noi, abituati a città abitate soprattutto da adulti e da anziani, in viaggio incrociamo decine, centinaia di occhi di bambini che ci osservano curiosi, di manine che ci toccano. Qualcuno più audace ci afferra un dito, lo stringe forte e non lo molla più, un po’ per desiderio di attenzione, un po’ perché sa che potremmo essere una risorsa utile almeno per quella giornata. E loro sono già piccoli adulti, abituati ad arrangiarsi sbarcando il lunario giorno dopo giorno.

Li vediamo studiare in classi rumorose e sovraffollate, li osserviamo giocare con mezzi molto semplici, creati con il poco a loro disposizione: un po’ di fil di ferro, qualche tappo di bottiglia o un pezzo di legno. L’istruzione è un diritto, il gioco è un bisogno insito nella natura dei cuccioli dell’uomo come in quella degli animali e, proprio dove la vita è più difficile, diventa un elemento di sopravvivenza, una via di fuga dai problemi quotidiani. Ma molti di loro, bambini del tutto simili ai nostri figli, non possono né studiare , né giocare. Sono piccoli uomini e piccole donne con responsabilità già da grandi. O sono bambini di strada trattati come spazzatura, accattoni e ladri ormai esperti nell’arte di arrangiarsi. Secondo l’International Labour Organization, 162 milioni di bambini sono costretti al lavoro, 6 milioni sono ridotti in schiavitù per l’estinzione di un debito, 2 milioni sono coinvolti nel giro della pornografia e prostituzione, un milione sono rapiti o venduti, 250.000 impiegati come bambini-soldato e un numero impossibile da quantificare è rapito per l’espianto e il traffico di organi (dati tratti da Peacereporter). Per chi nasce femmina può essere pure peggio: violenze, mutilazioni sessuali, infanticidi, morti “accidentali”… Si chiama infanzia rubata: se, guardando il nostro mondo, possiamo dire di essere stati tutti un tempo bambini, non si può affermare lo stesso degli adulti dei paesi più poveri. E si chiama anche vita rubata: se, guardando i nostri figli, pensiamo a quando saranno grandi, guardando questi bambini sappiamo che non tutti diventeranno grandi… Se riescono a diventare adulti, hanno già estratto il loro numero fortunato nella roulette della vita: ogni minuto 30 bambini muoiono per fame, almeno il 40% soffre di denutrizione e sono loro le prime vittime di povertà, guerre, carestie, diarrea, malaria, mine, AIDS…

Racconta l’antropologo Alberto Salza, che da anni studia le strategie di sopravvivenza in Africa e ha da poco pubblicato il libro “Bambini perduti”: “ho incontrato bambini fuggitivi, abbandonati, sperduti, guerreggiati, stregoneschi, alterati, avvelenati, auto-organizzati, belli e brutti, tecnologici e incivili, vittime e organizzatori di genocidi, obesi e troppo magri, sexy. Invisibili, sempre”. “Invisibili”: bambini la cui nascita e la cui morte sembrano essere solo una questione di numeri e statistiche e non di carne, ossa e sangue. Noi, viaggiando, siamo testimoni muti di questi milioni di vite senza nome e senza futuro. Il viaggio è anche questo.

Il 20 novembre è la giornata mondiale dei diritti del fanciullo. Facciamo qualcosa perché quei bambini che ci interrogano muti, bucando lo schermo dei nostri PC dove scorrono le foto scattate durante i viaggi, possano semplicemente diventare grandi e avere il diritto a una vita dignitosa. Facciamo qualcosa perché non siano condannati a rimanere invisibili.

Consigli di lettura: Alberto Salza, “Bambini perduti”, Sperling e Kupfer 2010 e Olivia Molteni Piro, “Non spaventarti Federico”, Infinito Edizioni 2009.

Pubblicato su il reporter -Parole Nomadi – Bambini

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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