Le mie Letture

Carla Perrotti, Silenzi di sabbia, Corbaccio editore, 2005

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13/11/2007

Carla Perrotti, Silenzi di sabbia, Corbaccio Editore, 2005, €.16,90

A sette anni d all’uscita del fortunatissimo Deserti, sull’attraversamento del Tenéré, del Salar de Uyuni e del Kalahari, Carla Perrotti ha pubblicato il libro Silenzi di sabbia, dove racconta l’attraversamento del deserto del Taklimakan, il “Deserto della morte irrevocabile” e quello del Simpson Desert.
Tra Ottobre e Novembre del 1998 Carla Perrotti porta a termine con successo la traversata del deserto del Taklimakan in Cina percorrendolo da sud a nord per 550 chilometri in 24 giorni. Nell’australiano Simpson Desert, invece, percorre 430 chilometri in 24 giorni nel settembre-ottobre 2003. Due imprese che le permettono di realizzare il suo sogno: attraversare a piedi un deserto per ogni continente.
Sono imprese svolte in totale autosufficienza e senza accompagnamento, frutto di una meticolosa preparazione psicofisica e di un allenamento durissimo. Imprese che si svolgono nell’ambiente più “inospitale” per antonomasia: lunghe notti fredde senza luce, fortissime escursioni termiche, giornate faticosissime con in spalla uno zaino di 25 kg., pietre taglienti e sabbia molle sotto le suole. Intorno, un panorama che in qualche caso confessa essere “non sempre affascinante”. D’altra parte, anche un magico susseguirsi di dune fino al all’infinito può diventare angosciare quando sai di doverle attraversale da sola e a piedi.
Carla ascolta il deserto, lo ama, ne studia le regole, ne assorbe l’essenza, chiede il permesso di entrarci e ringrazia quando le viene accordato.  Poi torna a casa, ogni volta diversa perché il deserto trasforma e purifica chi lo ama. E il vero amore, racconta Carla, è anche fatica.

A.M.

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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