News Racconti di Viaggio

Da Assisi verso Oriente

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19/06/2009

Tappeto virtuale con le lettere dell'Infiorata

La “Scuola del Viaggio“, un agguerrito gruppo di viaggiatori che si muove armato di penne e pennelli, carnet de voyage e macchine fotografiche, è ad Assisi per raccontare Francesco. Qui tutto parla di lui e di lui tutti hanno parlato. Sembra esserci una sola possibile lettura per un luogo così profondamente segnato dalla presenza del Santo. Difficile poter aggiungere qualcosa di nuovo. Lo spunto per un percorso diverso ce lo offre una frase della Divina Commedia riferita proprio ad Assisi: “Però chi d’esso loco fa parole Non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Oriente, se proprio dir vuole”. In uno dei luoghi sacri del cattolicesimo andremo alla ricerca di quello che Dante chiama Oriente, perché lì è nato il Santo. Prima tappa la Porziuncola, novella Gerusalemme, infatti per bolla papale il pellegrino che giungeva qui godeva della stessa indulgenza come per un viaggio in Terra Santa. E’ una minuscola cappella romanica dove Francesco era solito pregare, un luogo dell’anima capace ancora oggi di attrarre il visitatore e invitarlo al raccoglimento, facendogli dimenticare il santuario troppo grande che la sovrasta. Tanto che Simone Weil, filosofa e mistica, ha scritto che qui “qualcosa di più forte di me mi ha costretta, per la prima volta in vita mia, ad inginocchiarmi”.

Il nostro percorso continua verso Assisi, nella Basilica del Santo, con gli affreschi distrutti dal terremoto del 1997 e in buona parte miracolosamente recuperati. A lungo ci fermiamo davanti a quello in cui Giotto ritrae l’incontro di Francesco con il sultano Melek-El-Kamel. Per tre volte il frate cercò di andare in Egitto per incontrarlo e ci riuscì solo al terzo tentativo, dopo un naufragio e una malattia. Sotto la guida di Stefano Faravelli, pittore che sembra incarnare la spiritualità e l’arte di cui questi luoghi sono pregni, cerchiamo di catturare con i nostri acquerelli i gesti di quell’incontro di cui si conosce pochissimo. Unica testimonianza tangibile un corno d’avorio dono del sultano e tanto caro al frate, ora custodito nella basilica con altre reliquie. Francesco andò in Egitto a nome proprio e non di una potenza armata. Non ci fu martirio da una parte né conversione dall’altra, forse perché non erano questi gli scopi del viaggio. In un’epoca di scontri durissimi fra saraceni e cristiani, Francesco cercava quel dialogo tra due fedi, quelle parole che a distanza di secoli non siamo stati ancora capaci di trovare.
Al tramonto rientriamo nella vicina Cannara alla nostra “Tana libera Tutti”, un ostello che fa parte della catena di centri di accoglienza del turismo responsabile e offre, oltre alla grande ospitalità, un’ottima cucina. La domenica si celebra il Corpus Domini e il paese si sta preparando per la festa più importante, l’Infiorata. Da mesi i fiori più diversi sono stati fatti essiccare e ridotti in polveri colorate, cui la notte della vigilia si aggiungono migliaia di fiori freschi tagliati in strisce sottili. Insieme, in un’opera davvero corale che vede protagonisti bambini e anziani, donne e uomini, disegneranno le strade del paese. Anche noi della Scuola del Viaggio ci lasciamo coinvolgere dall’atmosfera di festa, raffigurando con i fiori nella piazza della Chiesa della Buona Morte sotto la guida di Stefano l’incontro fra Francesco e il Sultano che tanto ci ha affascinato. Al mattino, come per miracolo, le strette vie della paese sono tappezzate con arabeschi e quadri che hanno tutta la bellezza e l’effimera durata dei fiori che li compongono. La processione del Corpus Domini camminerà su questo tappeto di petali che come in un mandala tibetano vivrà solo il breve tempo necessario per rendere gloria al divino. La processione termina nella Chiesa di San Matteo, dove in un tabernacolo era custodito l’olio della lampada del Santo Sepolcro. E così di nuovo con Gerusalemme si chiude il percorso della Scuola del Viaggio da Assisi verso Oriente.  (A.M.)

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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