Operai immigrati aspettano l’autobus per andare a lavoro a Dubai
Le mie Letture

Dubai: città del futuro o parco giochi in disfacimento?

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25/12/2020

Questa è la descrizione di Dubai che fa Rafia Zakaria su Internazionale di dicembre 2020, focalizzando sulla vita degli emigrati pakistani. Dell’Emirato dice: “Questa è la storia di un emirato una volta ricco e redditizio e che oggi è solo un parco giochi nel deserto per ex dittatori di tutto il mondo, politici vagabondi e la famiglia reale. Con il crollo del prezzo del petrolio e la pandemia, Dubai si è rivelata un luogo in disfacimento. La sua incapacità di concedere la cittadinanza perfino a chi lavora da decenni nel paese è una delle ragioni per cui migliaia di stranieri hanno scelto di andarsene dopo la pandemia…”.

Questa invece è la descrizione di Dubai che fa Lucia Galli su Dove, mensile del Corriere della Sera, edizione speciale Travel Issue, sempre di dicembre 2020, rivolgendosi a un pubblico di lettori potenziali turisti. Dell’Emirato dice: “Dubai è un patto col deserto, una scommessa vinta… Nessuno immaginava che questo scampolo di penisola araba sarebbe divenuto il più riuscito esperimento di prove tecniche d’incontro fra Oriente ed Occidente, nel nome, indubbiamente, del business, ma anche della tecnologia e dell’innovazione, e oggi anche di un rinnovato ritmo urbano che rende la città un’oasi di possibilità e dolce vita, ben oltre lo stop over di pochi giorni”.

Io non posso giudicare visto che a Dubai sono solo transitata in aeroporto, ma personalmente temo sia più realistica la prima versione. Vero che l’articolo di Internazionale parla di immigrazione, quindi di un mondo a parte, spesso poco visibile all’occhio del turista; vero che le riviste di viaggio tendono a edulcorare la realtà dei luoghi, ma come possono coesistere due descrizioni così agli antipodi di uno stesso luogo?

Amo le riviste di viaggio, ma mi permetto di essere critica quando vedo che assomigliano più a dei cataloghi di T.O., che sono un’altra cosa. Forse è anche per questo che si sono praticamente estinte.

Foto: Operai immigrati aspettano l’autobus per andare a lavoro a Dubai (Karim Sahib Afp)

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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