Casa, amici e universi

Fragili e forti

Scritto da il 03/07/2008

Ingrid Betancourt è tornata libera dopo sei anni, quattro mesi e dieci giorni. Ci sono ancora più di 600 ostaggi in mano alle FARC. Ma la liberazione di Ingrid Betancourt, anche se ottenuta con un blitz militare e non frutto di un processo di riconciliazione in un paese dilaniato da anni di guerra interna, li rappresenta tutti. Perché Ingrid ne è diventata il simbolo. Un po’ come  Aung San Suu Kyi per l’opposizione birmana, anche lei donna, anche lei con una storia di prigionia nella quale ha trascorso la maggior parte degli ultimi diciotto anni e che dal 2003 la costringe agli arresti domiciliari. Due donne apparentemente fragili e invece terribilmente forti, entrambe capaci di sacrificare gli affetti più intimi per il loro Paese, per i diritti umani e per l’ideale di un mondo più giusto.

Grazie Ingrid e che la tua liberazione possa essere d’augurio anche per Aung San Suu Kyi.

A.M.

  

Cliccate qui per leggere la recensione del suo libro “Lettere dall’inferno” tradotto da Garzanti e pubblicato da pochi mesi.

Qui di seguito una breve biografia tratta dall’articolo di Stella Spinelli su www.peacereporter.net

Figlia di un ambasciatore colombiano a Parigi e di una ex miss-Colombia poi divenuta senatrice, Ingrid cresce in una casa frequentata da importanti intellettuali sudamericani. Frequenta l’Institut de l’Assomtion, come tutti i piccoli francesi bene e qualche volta ad accompagnarla è un amico di mamma e papà che giuda una Rolls Royce. Nei pomeriggi e nelle serate francesi, sono spesso ospiti a casa sua il pittore Fernando Botero e lo scrittore Garcia Marquez. Ma, un legame particolare, Ingrid lo instaura con quello che lei era solita chiamare “zio Pablo” ovvero Pablo Neruda, con cui scambiava pensieri e piccole poesie. Presto però capisce che la sua vita non è tra i comodi salotti della “Francia bene”. E decide di mettersi in gioco per cambiare le cose nella sua Colombia. La svolta. Nel 1994, Ingrid è in Colombia. Si candida al Parlamento con il partito liberale e si fa pubblicità vendendo preservativi ai semafori con lo slogan: “La corruzione è l’Aids della Colombia”. Pochi giorni dopo, è invitata a partecipare al telegiornale della sera e lì, ben vista da tutti, sotto i riflettori e le luci delle telecamere, fa i nomi e i cognomi dei cinque politici più corrotti. Il suo nome comincia ad essere sulla bocca di tutti, la sua fama cresce, tanto che suo padre, conosciuto e stimato uomo di Stato, inizia a non venir più chiamato con il suo nome, bensì come “il padre di Ingrid”. Diventa deputato e la sua vita è davvero in pericolo. La Betancourt interroga se stessa, cerca di capire quali sono le ragioni profonde della sua scelta e della sua lotta e traspare tutta la nostalgia per i due figli, Mélanie e Lorenzo, che inevitabilmente sono rimasti coinvolti: “Gli uomini contro cui combatto, non valgono un sorriso di Mélanie, un capello di Lorenzo.. eppure non ho esitato, ho anteposto quegli uomini ai miei figli”. È chiaro che la sua scelta di vita lascia indietro il suo essere mamma e la sua è un’esistenza tormentata dal dolore, la nostalgia, gli umani ripensamenti. Emerge tutta la consapevolezza del rischio della sua scelta, ma ancora una volta è la speranza ad essere più forte delle minacce e della paura.  Il sequestro. Fino a quel maledetto giorno, quando uomini armati la portarono via, sulla strada che da Florencia va a San Vicente del Caguan, nel Caqueta. “Ingrid Bétancurt è stata rapita dalle Farc il 23 febbraio 2002. Forse mi uccideranno domani è la coraggiosa autobiografia di una donna apparentemente fragile, ma con una volontà di ferro, che ha cercato, anche in catene (finora sono due i video girati dalle Farc, in cui la donna parla di Colombia e per la Colombia ndr.) di dare ai suoi compatrioti la speranza di un domani migliore, in un futuro di pace e giustizia, ritrovando la forza per distruggere dalle fondamenta un sistema che ha portato la Colombia ai limiti dell’inferno”. Un domani che, contro ogni aspettativa, è scongiurato, almeno per ora. Ingrid è tornata libera dopo sei anni, quattro mesi e dieci giorni.

TAGS
RELATED POSTS
1 Comment
  1. Rispondi

    Andrea

    07/07/2008

    Ottima l’idea di accostare due donne così simili e così diverse.
    Andre

LASCIA UN COMMENTO

ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


Collaborazioni

I MIEI LIBRI