Le mie Letture News

I taccuini safari di Stefano Faravelli

on
05/07/2009

“Uno sguardo stupito: i taccuini safari”. E’ sufficiente il titolo della mostra per introdurci nel mondo affascinate e magico dei viaggi disegnati di Stefano Faravelli. Due le chiavi di lettura che il titolo ci offre: il viaggio – in arabo “safari” – e quello stupore di fronte al mondo di cui secondo l’autore sono ancora capaci soltanto bambini e santi e, aggiungo io, gli artisti come lui. A Faravelli e ai suoi taccuini di viaggio è dedicata la mostra della terza edizione di LetterAltura, Festival di letteratura di montagna, viaggio e avventura che si svolge a cavallo di giugno e di luglio a Verbania, Omegna e nelle valli circostanti.

E’ una mostra antologica che raccoglie tavole, taccuini e fogli sparsi dei suoi carnet su Mali, Cina, India, Egitto (tutti pubblicati dalla Casa Editrice EDT) e alcuni disegni inediti sulla Turchia. Sono pagine di grande bellezza con illustrazioni di paesaggi e scene di vita quotidiana arricchite da scritti sul percorso, la natura e la gente incontrata. Acquerelli dal tratto sottile e sicuro, annotazioni apparentemente casuali, in realtà frutto di una lunga consuetudine con l’arte e di una grande curiosità intellettuale nutrita da letture e ricerche. All’ingresso si è subito catturati da un autoritratto dell’artista torinese mentre dipinge su una barca circondato dalla fitta vegetazione della giungla indiana. Sembra un perfetto viaggiatore ottocentesco, armato di taccuino, colori e pennelli: un’attrezzatura leggera e in formato miniaturizzato che sempre lo segue riposta in una sacca di tela. Guardando il quadro e rivedendo le scene del bellissimo documentario “Passage to Egypt”, girato durante l’ultimo suo viaggio in Egitto, si direbbe si tratti di un pellegrino o di un viaggiatore del Grand Tour. Ma dietro a questo aspetto da francescano appassionato d’Oriente, c’è lo sguardo indagatore del filosofo e la consapevolezza del viaggiatore di oggi. Sulla parete di fondo non può non attrarre la nostra attenzione un curioso oggetto, una sorta di alambicco da alchimista. Sul muro retrostante è appeso un quadro con il disegno di un coccodrillo e dell’oggetto misterioso, che si rivela essere un “distillatore di lacrime di coccodrillo” costruito dall’artista stesso. In fondo questo meraviglioso alambicco è perfettamente in tema con il luogo, visto che la mostra è ospitata nell’antica ferriera Cobianchi di Omegna. Un edificio di archeologia industriale trasformato in un centro polivalente grazie a un attento recupero degli anni novanta e ora sede di una collezione permanente di “casalinghi”, quegli oggetti ormai di archeologia domestica che non possono non suscitare in molti di noi una certa nostalgia. Sono passati solo pochi anni dalla data della loro produzione, ma in fondo era il secolo scorso. Il nostro distillatore è un oggetto apparentemente inutile, come inutile potrebbe sembrare l’arte quando un’eccessiva dipendenza dalla tecnologia ci rende incapaci di vedere e godere della bellezza di ciò che non rientra in una logica d’uso e di consumo. Chiudo i quattro carnet de voyage pubblicati da Faravelli che ho appena terminato di sfogliare mentre scrivevo queste righe. Accanto a loro, sullo scaffale, due libri :”Hugo Pratt, il desiderio di essere inutile” e “Hugo Pratt: Viaggiatore incantato”. I libri sono pezzi di vita, hanno un’anima. E quando li ripongo nello scaffale cerco sempre di mettere vicini quelli che so si faranno ottima compagnia…

A.M.

Mostra: Uno sguardo stupito: i taccuini safari di Stefano Faravelli – A cura di LetterAltura, Festival di letteratura di montagna, viaggio e avventura – Forum di Omegna – Aperta fino al 31 agosto – Orario: Martedì-Sabato: 9,30-12,30 e 15,00-18,00. Domenica: 15,00-18,00

Pubblicato su il reporter

TAGS
RELATED POSTS
ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


I MIEI LIBRI