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24/06/2011

Se torniamo a sognare il viaggio…
Se lasciamo a casa dipendenze e abitudini, pregiudizi e certezze…
Se rinunciamo alle aspettative eccessive…
Se al tradizionale-originale-autentico-esotico preferiamo il reale…
Se guardando sotto la superficie dell’uniformità diffusa, ritroviamo grazia e magia, storie e culture…
Se riscopriamo la bellezza nelle sue molteplici espressioni…
Se siamo ancora capaci di meraviglia e repulsione, di stupore ed emozione…
Se ci mettiamo in gioco…
Se attiviamo tutti i sensi…
Se restituiamo attenzione allo sguardo…
Se il viaggio diviene nutrimento per il corpo, la mente e anche lo spirito…
Se ascoltiamo il silenzio…
Se viaggiamo leggeri…
Se ritroviamo anche il piacere del camminare…
Se qualche volta rinunciamo al programma stabilito…
Se dimentichiamo la fretta…
Se sappiamo godere anche dell’attesa…
Se ci diamo tempo per fermarci ad ascoltare e a parlare…
Se accettiamo i tempi morti come preziosi spazi per la riflessione e l’incontro…
Se non cerchiamo solo di “collezionare cartoline” del viaggio…
Se la macchina fotografica diventa un grimaldello, non un diaframma fra noi e la realtà…
Se impariamo almeno dieci parole nella lingua locale…
Se riscopriamo la gentilezza…
Se torniamo a sorridere…
Se non ci dimentichiamo mai di ringraziare…
Se accettiamo che altrove ritmi ed efficienza possono essere diversi dai nostri abituali…
Se sappiamo accettare gli imprevisti come parte ineludibile del viaggio…
Se ci facciamo bastare, almeno in viaggio, l’indispensabile…
Se ritroviamo il piacere della semplicità…
Se non facciamo l’abitudine alla miseria che incontriamo…
Se ci lasciamo guidare dalla curiosità e non dai timori…
Se perdiamo ogni tanto la strada senza temere di smarrirci…
Se usiamo la guida per orientarci nella geografia dei luoghi, ma non in quella delle emozioni…
Se cerchiamo domande e non solo risposte…
Se al ritorno non dimentichiamo tutto subito…
Se… nostra “è la Terra e tutto ciò che vi è in essa”.

Per continuare la lettura: “Se” (“If”), celeberrima poesia di Joseph Rudyard Kipling, cui ho rubato il titolo e la frase finale.

Pubblicato su il reporter – Parole Nomadi

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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