Il Senso del Viaggio

Il “bastardo” non può viaggiare

on
30/05/2008

Prendo spunto dall’articolo di oggi “La vacanza chic di Lerner fa infuriare i fan” di Federico Novella su Il Giornale. Mi ha incuriosito in primo luogo perché parlava di Perù, poi perché l’oggetto del contendere era proprio il viaggio e su questo argomento offre parecchi spunti di riflessione. Vorrei rispondere evitando i luoghi comuni (del pensiero in questo caso). Internet è pieno di gente che racconta viaggi come quello di Lerner (anche questo blog che pure vorrebbe riflettere più sul perché che sul dove, e questa è un’ottima occasione). Sono tutti esibizionisti e bisognerebbe mettere i sigilli ai loro siti? O se votano a sinistra dovrebbero cambiare bandiera? Da quanto scrive Novella il viaggio di Lerner sembra essere di tutto rilievo e di grande interesse. Poi ho fatto un salto sul blog dell’Infedele e non mi sembra che il suo breve resoconto pecchi di esibizionismo, ma piuttosto ci sia entusiasmo. Tra l’altro è partito con una coppia di studiosi di tutto rispetto (Mario Verin e Giulia Castelli Gattinara, autori di bellissimi libri di fotografia e di archeologia e che tra l’altro avremo ospiti il prossimo anno nella rassegna Viaggio intorno al Viaggio a Cantù). Il suo è un viaggio dove c’è spazio anche per i ritmi lenti del trekking, in un paese del sud del mondo, ricco di storia, cultura, natura, gente. Non mi interessa certo difendere il protagonista della vicenda. Ma questa levata di scudi (più di novanta messaggi ad oggi sul suo blog, molti critici, anche se spesso con i piacevoli toni dell’ironia), questa stigmatizzazione del viaggio (soprattutto se a farlo sono quelli di sinistra, che dovrebbero invece dedicarsi secondo Novella solo a vacanze culturali e sottotono sulle spiagge e le colline dietro casa), mi sembra sinceramente propaganda perbenista e di bassa lega. Possiamo discutere sulla sproporzione fra gli stipendi della gente normale e i compensi di alcuni personaggi, tipo di chi lavora nello spettacolo, ma non su come uno decide di usare i propri soldi. Perché non un trekking in Perù? Perché non è alla portata di tutti e quindi anche chi se lo può concedere dovrebbe o rinunciarci o nasconderlo? C’è chi i soldi non li ha e non si può permettere non solo un viaggio in Perù, ma molto altro di più essenziale. E allora chi, pur stando a sinistra, dispone di risorse per vivere senza problemi di soldi, dovrebbe forse acquistare solo cibi al discount ed evitare accuratamente qualsiasi ristorante non a menu fisso? C’è chi un viaggio può permetterselo solo da clandestino, e allora tutti noi che abbiamo un passaporto dovremmo smettere di rinnovarlo? E chi è ricco deve nascondersi, chiudere i soldi in banca o comprarsi solo Ferrari (ovviamente da parcheggiare in garage perché tanto ci sono i limiti di velocità e una Panda è lo stesso)? O non è meglio se ne vada in Perù e poi ne parli, così qualcun altro magari decide di andarci al posto di vedersi il servizio confezionato sull’ultimo modello di televisore al plasma? Ho viaggiato con (posso dirlo) parecchie centinaia di persone che investono tutti i loro risparmi degli stipendi di dodici mesi per farsi un viaggio come quello di Lerner e con altri che invece nel viaggio ci investono al massimo gli interessi bancari dei loro conti. In un caso e nell’altro ho spesso incontrato persone in gamba, motivate, e la differenza la fa non la dichiarazione dei redditi, ma lo stile di viaggio, il rispetto per chi si incontra lungo la strada, l’interesse per le realtà diverse cui ci si avvicina. E se poi al ritorno c’è anche un po’ di esibizione, è umano e naturale, il racconto fa parte del piacere del viaggio.

Per quel che riguarda Calderoli, citato a esempio nell’articolo, spero proprio continui ad andare in vacanza a Calolziocorte, e anche lì prima di uscire si controlli bene allo specchio che T-shirt indossa, per evitare problemi a chi vorrebbe visitare la splendida Libia in tranquillità, senza trovarsi davanti cittadini libici, altrimenti gentilissimi, armati per l’occasione di bastoni e pietre alla ricerca di italiani, causa la maglietta antimaometto del nostro ministro.

E a Gad Lerner i miei complimenti: ottima scelta. Anzi, se gli piace il Sudamerica, appena la situazione politica si tranquillizza, gli consiglio il sud della Bolivia, personalmente ci sono stata molte volte (e non vi dico perché, fatti miei, forse sono ricca, forse sono così pazza da spendermi i soldi che ho per tornare e ritornare a 4000 metri con -20 gradi di temperatura notturna e un vento becco, a me piace così). E anche i boliviani, lo so per certo, vorrebbero che ci fossero un po’ più turisti innamorati del loro paese, anche turisti ricchi, perchè è pure meglio se spendono qualche soldo in più dei saccopelisti che in genere frequentano queste destinazioni un po’ fuorimano.

A.M.

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3 Comments
  1. Rispondi

    Bolis

    02/06/2008

    … e io che volevo andare in Perù quest’estate, mo’ mi tocca fare il clandestino, sigh, sennò mi tacciano di esibizionista…

  2. Rispondi

    Monica

    04/06/2008

    Anche io andrò in BOLIVIA ad agosto
    Ioe mio marito con un giro di tre settimane organizzato
    da me e la Lonely Planet.
    Ma perchè c’è casino nel Sud della Bolivia?
    Si può andare? In ambasciata mi dicono che è tutto tranquillo…. grazie E’ TROPPO BELLO CONOSCERE IL MONDO

  3. Rispondi

    A.M.

    04/06/2008

    Ciao Monica, per un po’ di articoli aggiornati su quel che sta succedendo in Bolivia, vai al sito che curo per la ONLUS Magie delle Ande http://www.bolivia.sudamerica.it, se vuoi c’è anche un forum per domande e dubbi. leggi le ultime notizie, la situazione è molto difficile, non tanto nel sud, ma nelle città dove inevitabilmente dovrai passare: Sucre, santa cruz, Cocha… nel paese c’è una forte opposizione al governo Morales soprattutto sulle problematiche autonomiste e per agosto è previsto proprio un referendum sul governo Difficile fare previsioni, ma controlla l’evoluzione della situazione almeno per evitare le zone più problematiche, ciao anna

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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