Casa, amici e universi News

Il silenzio è sempre colpevole

Scritto da il 15/03/2013

Ieri sera ci siamo incontrati alla proiezione mensile della rassegna Viaggio intorno al Viaggio a Cantù, come sempre in tantissimi, ad ascoltare Greta Ropa e Iago Corazza che, con il loro racconto, le splendide immagini e un’eccezionale colonna sonora, ci hanno trasportato in Yemen, paese difficile, ma di grande fascino per l’innegabile ‘magia’ che le sue architetture e la vita della sua gente continuano ad esercitare su di noi.

Yemen di Iago e Greta

 

Queste nostre serate vogliono rimanere un momento di confronto e di piacere nell’andare alla scoperta dei Paesi attraverso gli occhi e la voce di viaggiatori, magari non professionisti, ma tutti appassionati di mondo o di un angolo particolare di questa nostra terra. In questi dieci anni e più, abbiamo però sempre cercato anche di testimoniare le contraddizioni, la sofferenza, la fatica di vivere o di sopravvivere, in molti di questi paesi che sono spesso le destinazioni privilegiate dei nostri viaggi. Lo abbiamo fatto quando possibile diffondendo il materiale e dando spazio e voce alle testimonianze di Associazioni Onlus come Amnesty, Eco-Himal, Aid to Zanskar/AaZ, Il Sole, Magie delle Ande, Soyombo, Emergency, Survival… Lo abbiamo fatto ospitando scrittori e fotografi come Marco Aime, Mimmo Candito, Maria Antonia Sironi Diemberger, Aldo Lo Curto, Federico Pistone, Stefano Pensotti, Marco Vasta, Gabriele Poli, Giorgio Fornoni, Antonia Arslan, Ilaria Maria Sala… sono solo alcuni fra i tanti che ci hanno portato la loro testimonianza diretta e solidale con il Sud del Mondo o i paesi che vivono situazioni di conflittualità aperta o latente.

 Proteste Tibet-APF Singh

Perché queste mie righe? Perché mi sento colpevole… Ieri sera avrei voluto almeno accennare a quanto sta in questi giorni succedendo a Lhasa, tra l’altro a pochissimi mesi di distanza dalla brutale repressione contro i monaci birmani. Solo la sera prima a Como avevo assistito alla proiezione del video ‘Prigionieri di Pechino e Shangri-la’  di Werner Weick, una testimonianza sulla tragedia del popolo tibetano girata in Nepal, perché assolutamente più reale di quanto si potrebbe trasmettere girando un video in Tibet, sotto il controllo e la censura della polizia cinese. Il regista ci raccontava che le prossime Olimpiadi, se da una parte servono a ‘legittimare’ il regime cinese, dall’altro sono anche probabilmente l’ultima occasione del popolo tibetano per farsi ascoltare dal mondo e che quindi ci sarà un’escalation di proteste e la repressione sarà durissima. Ieri sera non ho trovato il momento ‘giusto’ per parlarne, lo faccio ora perché “il silenzio è sempre colpevole”.

A.M.

Per approfondimenti:

http://www.comunitatibetana.org/

http://www.ilreporter.com/articolo.aspx?LANG=ITA&IDCAT=4&IDART=1108&PAGE=1

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6 Comments
  1. Rispondi

    Ale

    17/03/2008

    Cara Anna, la protesta magari diventerà pure cinese…almeno lo spero. Molti giovani cinesi, di età compresa 20-35 si sono convertiti al buddismo tibetano. Restano anche per parecchi mesi a contatto con la popolazione tibetana e la rispettano. Uno dei più grandi monasteri del tibet orientale è stato chiuso al turismo…al turismo cinese che si recava lì per apprendere la fede buddista. Sono convinta che solo le generazioni di giovani cinesi potranno aiutare i tibetani.
    Provero’ a contattare un paio di amici cinesi che seguono la dottrina tibetana… anche se ho i miei dubbi che riceveranno notizie in quanto tutto quello che concerne il Tibet viene filtrato (sms, email ecc..). Purtroppo non serviranno a niente le rivolte dei tibetani, serviranno
    solo ad aumentare la repressione su di loro. Inoltre noi parliamo sempre di popolo tibetano perchè è una sorta di “moda” in occidente, ma ti garantisco che i musulmani della Cina
    stanno peggio dei tibetani, la repressione è ancora più dura e NESSUNO ne parla MAI! eppure sono persone anche loro e soffrono quanto i tibetani. (questo l’ho visto con i miei occhi dall’ultimo viaggio a novembre 2007)
    Quello che l’occidente puo’ fare per i diritti umani in TUTTA la Cina è di boicottare le olimpiadi, anche se credo non serva molto!! Ma anche se si boicottassero, il problema rimarrebbe e forse, per i tibetani, la repressione potrebbe aumentare a causa della rabbia del governo cinese di non avere potuto fare le olimpiadi! Siamo troppo bombardati da notizie…e tutto velocemente passa nel dimenticatoio. Triste da pensare e dire ma è la realtà. Ciao Ale

  2. Anna Maspero
    Rispondi

    Anna Maspero

    17/03/2008

    Cara Ale, le tue parole sono vere, anche perché frutto di una conoscenza diretta e profonda del paese. Penso che il Tibet abbia a suo favore, oltre a una ‘religione’ che ci ispira più simpatia di quella musulmana, anche la tragedia della diaspora, che ha però contribuito a diffonderne la cultura.
    A proposito delle altre minoranze musulmane in Cina, alle serate a Cantù avevamo ascoltato la testimonianza illuminante di Ilaria Maria Sala, autrice del libro “Il Dio dell’Asia” (ho scritto la recensione nella categoria LETTURE), ma in effetti è una realtà in genere trascurata dai media. Anch’io credo che sia stata la Cina a far uscire il Tibet da una situazione di teocrazia medievale, ma il prezzo pagato e che si sta pagando è troppo alto. E probabilmente sarebbe avvenuto lo stesso (vedi Bhutan, pur con le sue contraddizioni).
    Come tu dici ragioni economiche e media direzionano molto il nostro pensiero e inevitabilmente seguiamo le mode. Ma, se altre zone più povere e meno ‘interessanti’ non fanno notizia, non dobbiamo per questo ignorare quel che succede nel Tibet. Purtroppo quel che prevale è il senso di impotenza…
    Anna

  3. Rispondi

    Patrizia Broggi

    17/03/2008

    Cara Anna, vivo questi giorni seguendo ciò che succede in Tibet con angoscia per la violenza e il sopruso che continua da anni, con dolore perchè mi ferisce la consapevolezza che in breve tempo tutta la reazione che sembra coinvolgere ora molta gente si affievolirà fino a scomparire, con tristezza perchè riesco solo a immaginare cosa stanno vivendo i miei amici tibetani che in Tibet vivono, mia sorella nel monastero di Rongbuk, i bimbi che attraverso l’amico medico Namka vengono curati all’ospedale di Tshome, Tse, Tinam, Pauang e tanti altri che col loro lavoro hanno cercato di sollevare le sorti dei loro fratelli e che potrebbero essere tra le immagini di cui la polizia si sta servendo per i rastrellamenti. Che urlo mi nasce nel profondo!!!!!!
    Sai cara Anna, scrivi di avere avuto quasi rimorso per non aver trovato tempo alla serata di venerdì per dire qualcosa sul Tibet. Anch’io proiettavo un mio viaggio in Laos quella sera, e parlare del Tibet è stata la prima cosa che ho fatto, ma non credo questo faccia differenza tra te e me. Entrambe, e così tutte le persone che ti hanno letta e che forse stanno leggendo anche me, sanno che possiamo essere degli osservatori privilegiati con la nostra possibilità di viaggiare e poi di raccontare, e questo è ciò che conta.
    Come sai sono una grande appassionata di montagna, e in questi giorni ho ovviamente seguito anche le vicende alpinistiche che riguardano la sacra Chomolangma, l’Everest. Non potrà essere salita da Nord, e la Cina ha praticamente imposto anche al Nepal di chiudere la salita dal 1 al 10 maggio. Niente gente, niente testimoni. Quando sono stata in Tibet lo scorso giugno avrei potuto scommettere qualunque cosa che sarebbe successo. Per giorni gli alpinisti si sono solo preoccupati della “tragedia” di non poter salire quel mucchio bellissimo di sassi e ghiaccio da cui forse presto anche le Divinità se ne andranno, e pur capendo cosa costa, in ogni senso, una spedizione proprio sinceramente non li capivo. Ora, per fortuna, qualcuno inizia a pensare e scrive che forse la “tragedia” degli alpinisti è l’unica possibilità affinchè un tibetano possa far sentire la propria voce…
    Mentre i fiori sbocciano nella nostra ormai profumata primavera, il sangue scorre in altri luoghi solo perchè alcuni uomini pensano di essere in un “giusto” da imporre.
    Facciamo sentire anche noi la nostra voce pensando che è solo il caso che non ci ha fatto nascere là…
    Tashi delek
    Patrizia

  4. Rispondi

    Roberto C.

    18/03/2008

    Grazie x la bella serata sullo Yemen, spiegato molto bene dai protagonisti; hai fatto bene a sollevare il problema Tibetano; spero che si organizzino presto manifestazioni contro il governo cinese.
    Roberto

  5. Rispondi

    ale

    18/03/2008

    purtroppo i nostri governi non faranno niente x la causa tibetana…la cina è ormai una potenza economica (e non solo) che detta legge…e fa troppo comodo ai nostri “grandi” che ci governano.

    http://www.asianews.it/index.php?l=en&art=11805&size=A

  6. Rispondi

    Patrizia

    20/03/2008

    L’alba ha risvegliato il luogo dove vivo in un tripudio di canti e luce intensa. Il vento che ha soffiato tutta la notte ha spazzato il cielo dalle nubi ed ora l’orizzonte che vedo dalla finestra è libero di mostrare la magnificenza della catena alpina.
    Ma in questo giorno che segna l’inizio della primavera, mentre i fiori riempiono l’aria di profumo, la mia anima gioisce di questo e allo stesso tempo non riesce a scrollarsi dalla sensazione opprimente di tristezza per ciò cha accade in Tibet. Proprio poco fa ho avuto la conferma che non si hanno assolutamente notizie né attraverso le vie normali, né per vie traverse, degli amici tibetani che vivono a Lhasa, niente, assolutamente niente. Ancora una volta, piano piano per non dare dell’occhio, il mondo si nasconderà e l’umanità avrà perso un’altra occasione per non usare due pesi e due misure a seconda di cosa conviene. Certo, molti di noi si chiedono cosa fare, e io non ho una risposta a questo che possa valere per tutti. Ognuno dentro di sé lo sa, e il voler fare qualcosa contro le ingiustizie che schiacciano altri esseri umani, il nostro ambiente, la nostra Terra, va al di là del Tibet, o del Darfur o delle decine di altri luoghi in cui i soprusi sono all’ordine del giorno. Qualcosa può essere fatto anche nella quotidianità, non avendo paura di parlare, trovando la forza di andare contro o semplicemente mettendo da parte per qualche minuto le nostre cose per qualcuno che ha bisogno di essere ascoltato o di ricevere un abbraccio.
    La primavera è simbolo di nuova vita e anche il prendersi il tempo per guardare un fiore che sbuca tra le foglie pensando all’incredibile meraviglia di cui siamo testimoni è un regalo che non costa nulla e che forse ci siamo dimenticati è a nostra disposizione.
    Che la vostra primavera sia ricca di profumi.
    Vi abbraccio forte.
    Tashi delek.
    Patrizia

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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