Racconti di Viaggio

Iran, viaggio in una delle nazioni più antiche

Scritto da il 12/06/2010

Viaggio tra i tesori dell’antica Persia nel tentativo di capire i mutamenti in atto nel nuovo Iran.

Di Anna Maspero
Da Marcopolo Guida Viaggi N.4 / 1999

bishapur.jpgUn vecchio impianto diffonde musica orientale, le luci del tramonto illuminano di magici riflessi il ponte Chubi. Sotto di me scorre lento il fiume Zayandè, che dopo aver bagnato la splendida Isfahan, si perde nelle sabbie del deserto del Kavir.

Sono in una vecchia casa da tè, ricavata nelle arcate stesse del ponte per sfruttare appieno la frescura data dallo spessore della pietra e dallo scorrere dell’acqua. Sto seduta su un morbido tappeto, appoggiata alla profonda nicchia di una finestra ad arco, avvolta nel profumo dolciastro del fumo dei narghilè e sorseggio il mio tè amaro da un bicchierino di vetro, tenendo stretto un pezzetto di zucchero tra i denti, all’uso persiano. Cerco di raccogliere e riordinare le emozioni di questo viaggio in Iran che sta volgendo alla fine. E’ un momento perfetto, uno di quelli che da soli giustificherebbero il viaggio dall’Italia.
Prima della partenza, a chi mi chiedeva la destinazione, preferivo rispondere: “Persia”: nome antico, ma ancora capace di evocare molteplici incanti, mentre il moderno nome di Iran è per molti ancora sinonimo degli eccessi della rivoluzione islamica e della sanguinosa guerra contro l’Iraq. Ma la guerra è finita da più di dieci anni e, dopo l’elezione di Khatami del ‘97, si incomincia a godere di una maggiore libertà di opinione, il Paese si è lentamente riaperto al turismo ed è finalmente tornato ad essere una meta possibile, fondamentale per chiunque ami la storia e l’arte. Molti tour-operator italiani lo hanno nuovamente inserito nei loro cataloghi e vi sono diverse agenzie iraniane che possono fornire mezzi, autisti e guide, per costruirsi un viaggio su misura. Per i più avventurosi è anche possibile un viaggio in totale autonomia, con l’aiuto della nuova edizione della guida Lonely Planet/EDT, utilizzando mezzi pubblici e privati: in questo caso ci vuole però maggiore disponibilità di tempo e naturalmente una buona dose di spirito d’adattamento.
iranbambinaconvelo.jpgLa gente è curiosa, affabile, ma non invadente e il paese è sicuro, a patto di attenersi alle regole di comportamento islamiche, nella rigida interpretazione degli ayatollah sciiti. In particolare le donne devono rispettare lo hijab, il vestire modesto, coprendosi sempre in pubblico i capelli con un velo e indossando un abito scuro che nasconda le forme e non mostri le gambe; non è necessario per le straniere usare il chador un mantello nero che copre dalla testa ai piedi, spesso tirato a nascondere anche parte del volto, o il maknae, un velo nero cucito sotto il mento; è sufficiente il roussari, cioè il nostro foulard. In compenso, se qualche turista viene accidentalmente fotografata davanti ad un monumento, rimane perfettamente integrata nell’ambiente…
L’Iran è un altopiano che misura più di cinque volte l’Italia, con due grandi deserti, il Dasht-è Kavir (del sale) e il Dasht-è Lut (della polvere), circondati dalle cime di oltre 4000 metri delle catene dell’Elburz e dello Zagros. Le distanze fra le città sono enormi e i bordi delle strade sono ancora punteggiati ogni 36 chilometri dai resti dei caravanserragli, sorta di ‘motel’ del tempo safavide per le carovane di cammelli che percorrevano queste antiche vie lungo le rotte che collegavano oriente ed occidente.

Persepoli
Viaggiare fra le montagne e i deserti dell’altopiano iranico è come sfogliare un libro di storia. Dagli ziggurat, antichissime torri a gradoni, ai semplici templi del fuoco della religione zoroastriana, fino allo splendore delle moschee e dei minareti islamici. Dalle tombe rupestri degli Achemenidi e dai magnifici resti di Persepoli, ai bassorilievi sasanidi che celebrano le vittorie sulle legioni romane, alla cittadella fortificata di Bam, fino ai raffinati palazzi safavidi di Isfahan. E’ facile perdersi nella storia e nella cultura di questo antico Paese, che ha visto un continuo susseguirsi di invasioni, distruzioni e ricostruzioni, in un avvicendarsi di popoli e dinastie: gli Assiri di Assurbanipal, gli Achemenidi di Dario, i Macedoni di Alessandro Magno, i Mongoli di Gengis Khan e di Tamerlano, per citare solo i più famosi. Eppure la Persia – una sorta di ponte fra oriente e occidente – ha saputo mantenere la propria cultura, lingua ed identità nazionale, accettando l’islamizzazione, ma non l’arabizzazione e rispettando le molte minoranze tribali (Azeri, Curdi, Turkmeni, Lur…) e quelle religiose, almeno per quanto riguarda le religioni monoteiste (zoroastriani, ebrei e cristiani).Sono in una vecchia casa da tè, ricavata nelle arcate stesse del ponte per sfruttare appieno la frescura data dallo spessore della pietra e dallo scorrere dell’acqua. Sto seduta su un morbido tappeto, appoggiata alla profonda nicchia di una finestra ad arco, avvolta nel profumo dolciastro del fumo dei narghilè e sorseggio il mio tè amaro da un bicchierino di vetro, tenendo stretto un pezzetto di zucchero tra i denti, all’uso persiano. Cerco di raccogliere e riordinare le emozioni di questo viaggio in Iran che sta volgendo alla fine. E’ un momento perfetto, uno di quelli che da soli giustificherebbero il viaggio dall’Italia.Prima della partenza, a chi mi chiedeva la destinazione, preferivo rispondere: “Persia”: nome antico, ma ancora capace di evocare molteplici incanti, mentre il moderno nome di Iran è per molti ancora sinonimo degli eccessi della rivoluzione islamica e della sanguinosa guerra contro l’Iraq. Ma la guerra è finita da più di dieci anni e, dopo l’elezione di Khatami del ‘97, si incomincia a godere di una maggiore libertà di opinione, il Paese si è lentamente riaperto al turismo ed è finalmente tornato ad essere una meta possibile, fondamentale per chiunque ami la storia e l’arte. Molti tour-operator italiani lo hanno nuovamente inserito nei loro cataloghi e vi sono diverse agenzie iraniane che possono fornire mezzi, autisti e guide, per costruirsi un viaggio su misura. Per i più avventurosi è anche possibile un viaggio in totale autonomia, con l’aiuto della nuova edizione della guida Lonely Planet/EDT, utilizzando mezzi pubblici e privati: in questo caso ci vuole però maggiore disponibilità di tempo e naturalmente una buona dose di spirito d’adattamento.La gente è curiosa, affabile, ma non invadente e il paese è sicuro, a patto di attenersi alle regole di comportamento islamiche, nella rigida interpretazione degli ayatollah sciiti. In particolare le donne devono rispettare lo , il vestire modesto, coprendosi sempre in pubblico i capelli con un velo e indossando un abito scuro che nasconda le forme e non mostri le gambe; non è necessario per le straniere usare il un mantello nero che copre dalla testa ai piedi, spesso tirato a nascondere anche parte del volto, o il , un velo nero cucito sotto il mento; è sufficiente il roussari, cioè il nostro foulard. In compenso, se qualche turista viene accidentalmente fotografata davanti ad un monumento, rimane perfettamente integrata nell’ambiente…L’Iran è un altopiano che misura più di cinque volte l’Italia, con due grandi deserti, il Dasht-è Kavir (del sale) e il Dasht-è Lut (della polvere), circondati dalle cime di oltre 4000 metri delle catene dell’Elburz e dello Zagros. Le distanze fra le città sono enormi e i bordi delle strade sono ancora punteggiati ogni 36 chilometri dai resti dei caravanserragli, sorta di ‘motel’ del tempo safavide per le carovane di cammelli che percorrevano queste antiche vie lungo le rotte che collegavano oriente ed occidente.Viaggiare fra le montagne e i deserti dell’altopiano iranico è come sfogliare un libro di storia. Dagli ziggurat, antichissime torri a gradoni, ai semplici templi del fuoco della religione zoroastriana, fino allo splendore delle moschee e dei minareti islamici. Dalle tombe rupestri degli Achemenidi e dai magnifici resti di Persepoli, ai bassorilievi sasanidi che celebrano le vittorie sulle legioni romane, alla cittadella fortificata di Bam, fino ai raffinati palazzi safavidi di Isfahan. E’ facile perdersi nella storia e nella cultura di questo antico Paese, che ha visto un continuo susseguirsi di invasioni, distruzioni e ricostruzioni, in un avvicendarsi di popoli e dinastie: gli Assiri di Assurbanipal, gli Achemenidi di Dario, i Macedoni di Alessandro Magno, i Mongoli di Gengis Khan e di Tamerlano, per citare solo i più famosi. Eppure la Persia – una sorta di ponte fra oriente e occidente – ha saputo mantenere la propria cultura, lingua ed identità nazionale, accettando l’islamizzazione, ma non l’arabizzazione e rispettando le molte minoranze tribali (Azeri, Curdi, Turkmeni, Lur…) e quelle religiose, almeno per quanto riguarda le religioni monoteiste (zoroastriani, ebrei e cristiani).Sono in una vecchia casa da tè, ricavata nelle arcate stesse del ponte per sfruttare appieno la frescura data dallo spessore della pietra e dallo scorrere dell’acqua. Sto seduta su un morbido tappeto, appoggiata alla profonda nicchia di una finestra ad arco, avvolta nel profumo dolciastro del fumo dei narghilè e sorseggio il mio tè amaro da un bicchierino di vetro, tenendo stretto un pezzetto di zucchero tra i denti, all’uso persiano. Cerco di raccogliere e riordinare le emozioni di questo viaggio in Iran che sta volgendo alla fine. E’ un momento perfetto, uno di quelli che da soli giustificherebbero il viaggio dall’Italia.Prima della partenza, a chi mi chiedeva la destinazione, preferivo rispondere: “Persia”: nome antico, ma ancora capace di evocare molteplici incanti, mentre il moderno nome di Iran è per molti ancora sinonimo degli eccessi della rivoluzione islamica e della sanguinosa guerra contro l’Iraq. Ma la guerra è finita da più di dieci anni e, dopo l’elezione di Khatami del ‘97, si incomincia a godere di una maggiore libertà di opinione, il Paese si è lentamente riaperto al turismo ed è finalmente tornato ad essere una meta possibile, fondamentale per chiunque ami la storia e l’arte. Molti tour-operator italiani lo hanno nuovamente inserito nei loro cataloghi e vi sono diverse agenzie iraniane che possono fornire mezzi, autisti e guide, per costruirsi un viaggio su misura. Per i più avventurosi è anche possibile un viaggio in totale autonomia, con l’aiuto della nuova edizione della guida Lonely Planet/EDT, utilizzando mezzi pubblici e privati: in questo caso ci vuole però maggiore disponibilità di tempo e naturalmente una buona dose di spirito d’adattamento.La gente è curiosa, affabile, ma non invadente e il paese è sicuro, a patto di attenersi alle regole di comportamento islamiche, nella rigida interpretazione degli ayatollah sciiti. In particolare le donne devono rispettare lo , il vestire modesto, coprendosi sempre in pubblico i capelli con un velo e indossando un abito scuro che nasconda le forme e non mostri le gambe; non è necessario per le straniere usare il un mantello nero che copre dalla testa ai piedi, spesso tirato a nascondere anche parte del volto, o il , un velo nero cucito sotto il mento; è sufficiente il roussari, cioè il nostro foulard. In compenso, se qualche turista viene accidentalmente fotografata davanti ad un monumento, rimane perfettamente integrata nell’ambiente…L’Iran è un altopiano che misura più di cinque volte l’Italia, con due grandi deserti, il Dasht-è Kavir (del sale) e il Dasht-è Lut (della polvere), circondati dalle cime di oltre 4000 metri delle catene dell’Elburz e dello Zagros. Le distanze fra le città sono enormi e i bordi delle strade sono ancora punteggiati ogni 36 chilometri dai resti dei caravanserragli, sorta di ‘motel’ del tempo safavide per le carovane di cammelli che percorrevano queste antiche vie lungo le rotte che collegavano oriente ed occidente.Viaggiare fra le montagne e i deserti dell’altopiano iranico è come sfogliare un libro di storia. Dagli ziggurat, antichissime torri a gradoni, ai semplici templi del fuoco della religione zoroastriana, fino allo splendore delle moschee e dei minareti islamici. Dalle tombe rupestri degli Achemenidi e dai magnifici resti di Persepoli, ai bassorilievi sasanidi che celebrano le vittorie sulle legioni romane, alla cittadella fortificata di Bam, fino ai raffinati palazzi safavidi di Isfahan. E’ facile perdersi nella storia e nella cultura di questo antico Paese, che ha visto un continuo susseguirsi di invasioni, distruzioni e ricostruzioni, in un avvicendarsi di popoli e dinastie: gli Assiri di Assurbanipal, gli Achemenidi di Dario, i Macedoni di Alessandro Magno, i Mongoli di Gengis Khan e di Tamerlano, per citare solo i più famosi. Eppure la Persia – una sorta di ponte fra oriente e occidente – ha saputo mantenere la propria cultura, lingua ed identità nazionale, accettando l’islamizzazione, ma non l’arabizzazione e rispettando le molte minoranze tribali (Azeri, Curdi, Turkmeni, Lur…) e quelle religiose, almeno per quanto riguarda le religioni monoteiste (zoroastriani, ebrei e cristiani).N:B: Se desiderate leggere il seguito dell’articolo con l’itinerario giorno per giorno, scrivetemi!
A.M.

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1 Comment
  1. Rispondi

    roberta

    12/04/2008

    un altro dei tuoi sempre bellissimi articoli, ben documentati, colti e scritti splendidamente. Sei una miniera di notizie! davvero molti complimenti sinceri

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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