Racconti di Viaggio

La mia India

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19/12/2016

Ayshya_cameraLa MIA India perché questa volta non ho cercato l’India, ma me stessa. Tre settimane ferma. Il viaggio non è sempre scoperta, avventura, incontri, qualche volta è semplicemente un andare altrove per staccare e ricaricarsi di energie positive. Qualcosa che forse assomiglia più a una vacanza e che lascia anche il tempo per leggere e scrivere.

Il 2016 mi ha portato a Cuba, in Cile, a Rapa Nui, in Indonesia e in Colombia, ma è stato un anno sofferto e faticoso su altri fronti. E allora, per mettermelo alle spalle, tra l’altro evitando la frenesia del Natale, non potevo fare scelta migliore di Kovalam. Un luogo dove ero capitata un po’ per caso viaggiando nel sud dell’India nel 1993, quando Kovalam era poco più di un paesino di pescatori. Ci ero tornata nel 2010 prima di raggiungere degli amici al Kumbh Mela e avevo scoperto grazie a un’altra amica l’Ayushya Ayurvedic Panchakarma Centre del Doctor Shambu. Nel frattempo Kovalam era cresciuta in modo disordinato per assecondare questa sua vocazione ayurvedica al servizio di turisti stranieri.

ShirodharaSono tornata ora all’Ayushya Centre con maggior consapevolezza e più tempo per ricaricare le pile. Non appartengo ai tanti seguaci di pratiche filosofiche indiane e buddhiste, dallo yoga alla meditazione, pur avendole in simpatia e pur ripromettendomi sempre di iniziare. Ho scelto un centro ayurvedico perché è un luogo dove riequilibrare le energie, il dentro e il fuori, il corpo e la mente. L’Ayurveda è la medicina tradizionale dell’India, vecchia di 5000 anni: significa “scienza della vita”, da ayur (vita) e veda (conoscenza). Non bisogna necessariamente crederci, ma abbandonarcisi magari sì, proprio come quando ci si lascia scorrere sulla fronte l’olio tiepido di noce di cocco nel rituale del Shirodhara (vedi foto… l’altra è la mia stanza con balcone sul palmeto… costi davvero contenuti e uso cucina… cosa chiedere di più?).

La mia vacanza sta per finire e non vedo l’ora di tornare (qui, non a casa…). 😀

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Anna

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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