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L’essenza e l’eccesso

Scritto da il 16/04/2013

Divano-nel-quadroLa cosa più divertente del Salone del Mobile (Satellite) era un quadro (sottile, senza trucco) con disegnato un divano che si trasforma in una (quasi) comoda seduta grazie soltanto al tipo di tessuto usato… Molte le idee, dentro e fuori il Salone, in un misto di lusso e semplicità, nuovo e riciclo… Molto superfluo e poco necessario, ma comunque bello e anche di bellezza abbiamo bisogno, forse non per sopravvivere, ma per vivere sì.

DiserboIn questa overdose di design e di consumismo, la mostra che ho trovato più interessante è quella di Paolo Ulian alla Cascina Cuccagna, “L’essenza e l’eccesso”, nell’ambito del progetto Goodesign – Lavorare bene abitare meglio. “Più che una mostra sul design, è una mostra sul buonsenso”, ha detto l’autore. E proprio quel buonsenso che dovrebbe ispirare l’ideazione dei prodotti fatti per migliorare le nostre vite, e non per appesantirle. Ulian ha selezionato una ventina di coppie di oggetti d’uso comune, uno positivo e uno negativo, uno essenza e uno eccesso della medesima funzione, per dimostrare quanto il consumismo possa portare a un sovradosaggio di oggetti. Prodotti chimici contro Accendifuocostrumenti meccanici con la stessa funzione (un diserbante e una zappa ad esempio); oggetti usa e getta contro altri (quasi) eterni (un bicchiere di plastica e uno di vetro…).

Per chi avesse perso la mostra, c’è il libro con lo stesso titolo, L’essenza e l’eccesso edito Corraini con le illustrazioni delle coppie di oggetti e una bella introduzione di Francesca Giacomelli a cui rubo alcune frasi…

L’essenza e l’eccesso, due parole comuni, quelle scelte dall’autore, dal significato chiaro pur essendo allegoria della realtà. La parola essenza definisce ciò che costituisce la natura, la sostanza propria e permanente di una cosa, il suo carattere Corraini,-essenza-eccessodistintivo: una parte necessaria e più importante; la parte utile di qualunque cosa, sia essa astratta, nel riferirsi al pensiero, ma anche quando descrive la concretezza della materia. Il termine essenza è caratterizzato da una connotazione positiva, rimanda all’esito di un percorso faticoso, ma necessario, che ha permesso l’eliminazione di ciò che è inutile, ovvio: l’eccesso. La parola eccesso definisce l’azione e il risultato dell’eccedere, dell’andare oltre i limiti del giusto e del necessario, oltre il limite consentito; l’intemperanza, l’atto e il comportamento privo di senso della misura; ciò che è in più e che avviluppa l’essenza impedendole di emergere. Il termine eccesso è caratterizzato da una connotazione negativa che suggerisce immediatamente la mancanza di una riflessione, l’assenza di una scelta e le conseguenze che derivano dalla rinuncia a una selezione necessaria al riconoscimento di ciò che è essenziale. (…). Il corpo della mostra è costituito da venticinque coppie di oggetti che l’autore ha scelto per rappresentare allegoricamente cosa è l’eccesso e cosa è l’essenza, evidenziandone il contrasto attraverso la comparazione diretta dei due oggetti diversi che però svolgono la medesima funzione. Ciascuna coppia è formata da un prodotto che, secondo la poetica di Paolo Ulian, incarna l’eccesso: un oggetto derivato dalla produzione industriale, simbolo di un consumismo superficiale e acritico, celebrato attraverso la comunicazione pubblicitaria che ne proclama l’indispensabilità nella vita quotidiana dell’uomo, ignorando – fin quasi negando – il fatto che esistono altre soluzioni già note e attuate da secoli per svolgere la stessa funzione. Al fianco del prodotto che rappresenta l’eccesso ne è collocato, per analogia funzionale, un altro che incarna l’essenza in quanto risultato di una produzione consapevole e responsabile che non determina conseguenze devastanti per l’ambiente e per la vita di chi lo produce, o più semplicemente perché manufatto autoprodotto o elemento proveniente dalla natura. Per comporre questa piccola mostra Paolo Ulian ha deciso di allestire le venticinque coppie di oggetti poggiandoli direttamente sulla nuda superficie di altrettanti tavoli di legno, quasi fossero piccoli altari di fronte ai quali l’osservatore è invitato a fermarsi, osservare e riflettere. I  due oggetti, allegorie dell’essenza e dell’eccesso, sono messi a confronto per evidenziare l’urgenza di una riflessione indispensabile, di una scelta che diviene esercizio quotidiano, pratica di conoscenza costante e mai assoluta perché continuamente rimessa in discussione, una scelta che non si limita a decretare quale oggetto tra i due è necessario sacrificare e nemmeno alla sola individuazione di quali prodotti acquistare e quali invece boicottare, ma soprattutto la scelta di quali comportamenti adottare e quali pratiche attuare dal punto di vista etico, culturale e sociale, non solo per sé ma per l’intera collettività, poiché ciascuna decisione implica conseguenze globali che ricadono inevitabilmente sulla società e sull’ambiente che è di tutti…”.

Anna

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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