*** (VIP: VeryImportantPost) Il Senso del Viaggio

Lettera aperta ai viaggiatori

on
20/03/2009

Sul post “Riflessioni per viaggiatori snob” dell’8 febbraio si è sviluppato un dibattito dai toni “tosti”. Visto che rischia di rimanere relegato nei “messaggi” in coda al post, riscrivo qui la mia ultima risposta come “lettera aperta”, invitando chi fosse interessato ad andare a leggere i vari commenti inviati e magari a mandare la sua opinione!  A.M.

Ultimo mio commento:

Carissimi, grazie a voi per le vostre riflessioni e per le punzecchiature. Se non volessi mettermi in gioco e in discussione non avrei fatto questo blog, quindi ben vengano critiche e punti di vista diversi. Mi riservo di riprendere il discorso in maniera meno superficiale che in un botta e risposta nei messaggi. Quello che posso aggiungere, così, rapidamente, è che un buon sistema per capire ciò che siamo è anche guardarsi con gli occhi dell’altro. E per altro, in questo caso, intendo i locali, che di norma non fanno tante differenze fra viaggiatore e turista ma ci vedono tutti come turisti. Personalmente accetto con tutta tranquillità e senza alcun senso di frustrazione di riconoscermi in questa definizione e cerco solo di essere un buon turista e non un “turista per caso”. Non vedo questa “totale differenza” fra turista e viaggiatore. Forse se prendiamo i due estremi o le loro rappresentazioni ideali. Ma la maggior parte di noi sta in qualche punto nel mezzo, o meglio si muove nel mezzo, fra contraddizioni e aspirazioni. Non c’è solo il bianco e il nero, ma anche una grande varietà di grigi. Per questo non amo più le definizioni e le identificazioni. E’ stato forse utile nel passato operare distinguo sui termini per riflettere sul viaggio, ma mi sembra superato dal dibattito di questi anni. Utilizzo dunque i due termini viaggiatore e turista in modo abbastanza intercambiabile (per questo ho scritto viaggiatore-turista nel post), e se li uso singolarmente intendo, molto sinteticamente, da una parte chi viaggia con maggior autonomia e consapevolezza, dall’altra chi si muove con viaggi organizzati, ma senza che l’uso di questi due termini implichi da parte mia giudizi di sorta. Non voglio denigrare nessuno, anzi al contrario la mia è una difesa del turista da coloro che fanno di tutte le erbe un fascio e loro sì lo disprezzano. Se invece non facciamo una questione di terminologia, di categorie, di buoni e cattivi, di virtuosi e non, ma riflettiamo sulla sostanza, su costi e benefici, valori e disvalori del turismo, mi ritrovo a condividere buona parte di quanto mi avete scritto, anche se la mia visione rimane decisamente più positiva. Tra l’altro mi sento parte del gioco, e non solo come fruitore, perché la mia è certamente una testimonianza di “invito al viaggio”.
Per quel che riguarda Avventure nel Mondo, cara Daniela, … non credo proprio tornerò sull’argomento. Da una anno e più ho lasciato Avventure, ho girato pagina e preferisco mantenere questa mia scelta sul piano personale, come di fatto è stata, senza innescare polemiche di alcun genere. E’ stata una scelta sofferta, ma necessaria per coerenza con il mio modo di essere. Con Avventure ho viaggiato per tanti anni e di questi viaggi, delle persone incontrate sul posto e di tanti compagni di viaggio serbo bellissimi ricordi. Poche le eccezioni. Ancora una volta non voglio andare per categorie. Siamo noi a fare il viaggio e credo che il viaggio ci assomigli sempre al di là delle varie “appartenenze”.  Ciao a tutti, Anna

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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