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07/10/2011

Aggiornamento: il 6 ottobre è stato consegnato il premio Nobel per la Pace a tre donne africane: Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee e Tawakkul Karman. La campagna “Noppaw” (vedi sotto) aveva proposto  di assegnarlo a tutte le donne africane, ma la scelta  di queste tre donne che per la pace hanno fatto tanto va comunque in questa direzione.

Con l’8 marzo che si avvicina, il pensiero va a tutte le donne, ma in particolare alle donne africane, donne piene di dignità, nonostante tutto. Nonostante vivano in una società maschilista. Nonostante ottomila bambine ogni giorno siano sottoposte all’infibulazione soprattutto in Africa. Nonostante milioni di africane sembrano donne uguali a noi, ma sono state mutilate, tagliate e cucite per una tradizione perversa che nulla centra con la religione. Nonostante guerre fra tribù e fra stati divisi da frontiere improbabili le lascino sole a seppellire figli e mariti, padri e fratelli. Nonostante siano considerate bottino di guerra e su di loro si scateni la violenza peggiore, quella dello stupro. Nonostante l’AIDS le uccida, due volte vittime, della malattia e della promiscuità dei loro uomini. Cose che succedono non solo, ma soprattutto in Africa.

Nonostante tutto, le donne africane continuano a lottare perché si usino anticoncezionali e perché almeno i figli che hanno in grembo possano nascere sani e non HIV-positivi. Nonostante i pozzi siano lontani, i raccolti devastati dalle piogge o bruciati dalla siccità, loro continuano a camminare, con le taniche in bilico sopra la testa e il figlio più piccolo legato sulle spalle. Sorridono con i loro denti bianchissimi, riprendono in mano la loro vita e lavorano per la pace. “L’Africa cammina con i piedi delle donne”: con questo slogan l’Associazione Noppaw ha chiesto che venga assegnato il Premio Nobel per la pace 2011 alle donne africane. Perché sono umili, coraggiose e forti.

Noi donne nate in un paese e in un tempo in cui godiamo di libertà e di uguali diritti rispetto agli uomini, possiamo imparare tanto da loro e dalla loro dignità. Perché anche ciò che è garantito sulla carta va testimoniato quotidianamente e difeso dalla minaccia di un potere catodico e dal diffondersi di una cultura che più che maschilista è decadente. Allora ripartiamo dalle donne. Dalle donne d’Africa. “Asante Mama Africa”, grazie tante Mamma Africa.

Consiglio di lettura: “Dall’Etiopia a Roma, Lettere alla madre di una migrante in fuga”, a cura di Michele Colloca e Mussie Zerai Yosief, Terre di Mezzo. Ti scava dentro.

Pubblicato su il reporter – Parole Nomadi

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1 Comment
  1. Rispondi

    Tiziana

    07/03/2011

    Quanta verità in questo post, quanta sofferenza e quanta forza. Le donne sanno sopportare pesi sconvolgenti.
    “L’Africa cammina con i piedi delle donne” bella frase.
    Un nobel alle donne d’Africa? subito!

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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