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16/05/2008

Pare che del nemico non si possa fare a meno (…). E un diverso per eccellenza è lo straniero. Umberto Eco

Le statistiche, sempre approssimative per difetto, raccontano con tutta la freddezza di cui sono capaci i numeri, che tra 1998 e 2007 sono stati migliaia gli uomini, le donne e i bambini morti cercando di entrare nella fortezza Europa: 8000 inghiottiti dalle onde del nostro azzurro Mediterraneo, 1100 dispersi in quel deserto che di ritorno dai nostri viaggi descriviamo con toni lirici…

Fabrizio Gatti, giornalista e scrittore autore di Bilal, il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi, si è mescolato a questo esercito disperato in cammino verso nord attraverso l’Africa. Solo ripensando al suo racconto e a questi numeri, riusciamo a guardare ai clandestini, e anche a molti degli immigrati regolari, come a dei sopravvissuti di questo viaggio all’inferno, solo allora, forse, nei nostri sguardi non ci sarà più rabbia e diffidenza, o indifferenza, che è anche peggio, ma umana compassione.

Non parlo della parola compassione nell’accezione comune, in cui è insito un certo qual senso di superiorità nei confronti del suo oggetto. Mi piace invece usarla tornando alla radice del suo significato, patire con qualcuno e quindi anche capire. E in greco il vocabolo è ancora più bello e denso di significato: sympàtheia.

 

Per chi voglia approfondire:

L’ arte sublime di denigrare il nemico, di Umberto Eco, da Repubblica, 16 maggio 08

Un diverso per eccellenza è lo straniero (…). Nuova forma di nemico sarà poi, con lo svilupparsi dei contatti tra i popoli, non solo quello che sta fuori e che esibisce la sua stranezza da lontano, ma quello che sta tra noi, oggi diremmo l’immigrato extracomunitario, che in qualche modo si comporta in modo diverso o parla male la nostra lingua, (…).

Le recenti elezioni ci hanno mostrato quanto può la paura dei nuovi flussi migratori. Allargando a una intera etnia le caratteristiche di alcuni suoi membri che vivono in una situazione di marginalizzazione, si sta oggi costruendo in Italia l’ immagine del nemico rumeno, capro espiatorio ideale per una società che, travolta in un processo di trasformazione anche etnica, non riesce più a riconoscersi.

 

Anna, pensando a mio nonno Rinaldo che i primi del ‘900 è partito in nave come emigrante per il Perù, senza un soldo e con solo un biglietto di terza classe in tasca …

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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