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Nostalgie: “Como 22100 (Zanzibar)”

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17/11/2012

Avevo incontrato Enzo Santambrogio in una precedente mostra sulle pietre Mani, quelle pietre votive su cui i fedeli incidono dei mantra o delle figure del Buddha e che formano interi muri ai lati dei sentieri himalayani, accompagnando il pellegrino e invitandolo alla preghiera. Le aveva avvolte in un foglio di carta di riso per ricalcarne con della grafite il rilievo scolpito, ottenendo splendide riproduzioni, in qualche modo simili a delle sindoni per potenza e capacità evocativa.

Lo ritrovo in questa bellissima mostra appena inaugurata a Como nello spazio della Galleria Pedraglio. E ritrovo la stessa capacità di evocazione della mostra precedente in queste evanescenti cianotipie di vecchie cartoline di una Como di inizio secolo ormai irrimediabilmente scomparsa. Tanti i rimandi: un’arte fotografica antica, i colori virati con tinte naturali che Santambrogio recupera e sperimenta nel suo rifugio africano, l’opera d’arte che viaggia a pezzi come cartolina affrancata  (possiamo ormai dire “come una volta”) e che si ricompone a destinazione, nello stesso luogo dove pure  ha avuto origine, un ritorno a casa dell’immagine e dell’autore, nostalgie…

Scrive Santambrogio per presentare questa sua nuova mostra: “Essere lontano, molto lontano… Così distante da sognare la notte il proprio paese, la propria città e faticare a rammentarli! Muoversi nel sogno, tra strade, piazze e persone, il tutto in un’atmosfera surreale fatta di fontane, barche e strade che sfiorano il lago. Emigrato in Africa da diversi anni sono spesso preda di questa visione che ai più potrà sembrare banale ma che, vi  assicuro, quando accade il risveglio è sempre lieto. Ci vuole molto coraggio per partire e altrettanto per tornare, realizzare che il tuo sogno era solamente frutto della lontananza, che il lago non si vede ormai da qualche anno, le piazze sono senza fontane e molte strade martoriate. Il ritorno somiglia più ad un’allucinazione, specialmente d’inverno quando il verde non maschera più le imperfezioni e la bruma conferisce al tutto l’aspetto di un’uggiosa periferia. MAIL-ART non vuol essere una mostra di protesta ma semplicemente un modo per comprendere che il nostro paese, come spesso accade, è più amato da persone lontane o straniere. Quando ci rechiamo in vacanza o per lavoro in altri luoghi è consuetudine spedire cartoline per rendere partecipe chi è rimasto a casa di quanto sia bello quel luogo, la cartolina è la forma primordiale per condividere una gioia momentanea legata ad un viaggio, un modo per dire “io ci sono stato”. Da Zanzibar non ho inviato cartoline raffiguranti spiagge incontaminate o acque cristalline ma vecchi scorci di Como nel secolo scorso: trenta mosaici composti da quattro cartoline ciascuno che ci restituiscono la nostra città, ormai molto cambiata e non sempre in meglio. Scatti stampati utilizzando il processo antico della cianotipia dove sole, spezie e fiori diventano una sola cosa con la fotografia rendendola unica ed irripetibile. Immagini che stanno scomparendo anche dalla carta, evanescenze volute che simboleggiano la memoria che scompare e che ormai permane solo grazie a vecchie cartoline. Sarà molto interessante per il visitatore confrontare quello che era un tempo con ciò che vede oggi e trarne le proprie conclusioni”.

Mostra: Enzo Santambrogio “Como 22100 (Zanzibar)” – dal 15 al 29 novembre 2012 –  Associazione Culturale “Spazio Pedraglio” – P.za Alessandro Volta, 48- Como -Tel. +39 031271730 – www.spaziopedraglio.com

 

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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