Racconti di Viaggio

Nuova Zelanda, Agli antipodi d’Europa o l’Europa degli antipodi?

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09/11/2010

Nuova Zelanda: trenta ore di volo, 23.000 km. dall’Italia, stessa latitudine, opposta longitudine, estremo lembo di mondo abitato. Eppure a un primo sguardo non sembra di essersi allontanati molto dall’Europa: c’è aria di “Old England” con in più una pennellata a stelle e strisce. Gli abitanti sono 3.700.000, in gran parte di origine anglosassone, solo 450.000 quelli di origine maori, gli antichi abitanti di razza polinesiana. Ci sono case di legno in giardini curatissimi, cespugli di fiori colorati in apparente naturale disordine, fantasiose cassette delle lettere stile americano. Il tempo è instabile, con le conseguenti frequenti discussioni sulle previsioni metereologiche: ogni zona si attribuisce un clima più secco di quella vicina, il che non è difficile visto che la piovosità media annuale di alcune aree è di 5 metri… A questo proposito i maori avevano capito tutto subito e avevano battezzato la Nuova Zelanda “Aotearoa”, l’isola della grande nuvola bianca. Si cena molto presto, i ristoranti chiudono già alle dieci di sera, il pub è l’unico punto di ritrovo, soprattutto il fine settimana; d’estate invece ci sono frequenti scambi d’inviti per barbecue in giardino. Lo sport è la passione nazionale, che, nel caso del rugby, diventa quasi un ossessione. Insomma, sembra proprio di essere in Gran Bretagna o negli Stati Uniti… e allora perché questo lungo viaggio agli antipodi, in una nazione remota sia geograficamente che culturalmente? Me lo chiedo mentre con il nostro van corriamo lungo il nastro di asfalto che attraversa colline spoglie, tutte recintate e adibite a pascolo per 70 milioni di ovini e 20 di. bovini. E’ un paesaggio scarsamente abitato, ma profondamente umanizzato. In Europa siamo abituati ad una natura manipolata dall’uomo e frutto di interscambi con gli altri continenti. Ma la Nuova Zelanda è rimasta disabitata fino a quando i primi maori migrarono dalle isole della Polinesia nell’800; gli europei poi, incominciarono a trasferirvisi in modo consistente solo mille anni più tardi. Così in queste terre, protette dall’isolamento nel mezzo dell’oceano e senza competizione con specie più evolute, avevano potuto sopravvivere specie arcaiche, sia animali che vegetali, come i moa, enormi uccelli incapaci di volare, che, cacciati dai maori, si estinsero prima dell’arrivo degli europei.

Esistevano solamente due mammiferi -due specie di pipistrelli-, ma la colonizzazione ha portato all’introduzione accidentale o voluta (come nel caso degli opossum, importati per la pelliccia e ora diventati una sorta di flagello nazionale) di 53 specie di mammiferi che hanno causato l’estinzione di 90 specie endemiche di uccelli e la quasi estinzione di molti altri, come il takahe, di cui sopravvivono 150 esemplari e che si sta cercando di reintrodurre. Quando arrivarono gli europei, il 70% del territorio era coperto da foreste, ma per far posto ai pascoli fu distrutto il 77% della foresta originaria, introducendo 1600 nuove specie di piante a spese della flora endemica, cancellando habitat unici e riducendo ad aree ristrette le foreste di kauri, giganti alti fino a 50 metri e vecchi di mille anni, secondi in grandezza solo alle sequoie. Fortunatamente però la Nuova Zelanda, anche se non è esente dai peccati dell’Occidente, ha sviluppato in questi anni una forte coscienza conservazionista, ecologica e antinucleare e, aiutata dalla scarsa densità di popolazione è stata in grado di mettere sotto tutela il 30% del territorio, creando 10 parchi nazionali, 21 foreste protette e altre zone a protezione biologica assoluta. Esistono ancora molte aree selvagge e solitarie, dove la presenza dell’uomo è marginale, soprattutto nell’inospitale zona sudoccidentale dell’isola sud.

La Nuova Zelanda è un paese estremamente variato:  ci sono spiagge deserte lunghe centinaia di chilometri, profondi fiordi e baie raggiungibili solo dal mare, vulcani attivi (come il Ruapehu che ha eruttato violentemente nel ‘95), geyser, grandi laghi, le montagne più alte dell’Oceania, estesi ghiacciai, foreste di podocarpi con un fitto sottobosco di varie specie di felci, fra cui le bellissime ponga, felci arboree alte fino a 15 metri simili a palme. Se la Nuova Zelanda non può dare di sé l’immagine di un paese dalla natura intatta, ha però riscoperto questo suo grande patrimonio naturale e sta sviluppando un turismo sostenibile ed ecologista. Si può nuotare con branchi di centinaia di delfini, osservare balene a distanza di pochi metri, rari pinguini blu o dagli occhi gialli, albatros reali che nidificano sulla terraferma e molte altre specie di uccelli. Ovunque vi sono percorsi attrezzati per brevi passeggiate o lunghi trekking in dense foreste, fra vulcani, caldere e fumarole, lungo le coste, i fiordi e sui ghiacciai. Si possono praticare tutti gli sport, anche i più originali ed estremi. Il tutto reso estremamente facile da fruire attraverso un sistema di centri di informazione e infrastrutture ramificati in tutto il paese, rivolti non solo alla fascia alta del mercato, ma anche a chi viaggia budget. La Nuova Zelanda sta anche cercando di recuperare quella cultura originaria maori, compromessa, ma non persa; è oggi un paese biculturale, con due lingue ufficiali, l’inglese e il maori, che sta riscoprendo l’orgoglio della sua duplice tradizione e cercando una nuova identità. Non posso che terminare con l’augurio degli autori della guida Lonely Planet: “have a great time, it s a beautiful country“.

Di Anna Maspero Da AnM 6/98

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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