Il Senso del Viaggio

Partire? Perché no

Scritto da il 26/11/2010

Un’amica un giorno mi ha scritto le parole di vecchio contadino suo amico: “Viaggia chi non sta bene a casa propria, chi non ha casa viaggia per trovarsela, viaggia chi non ha soldi e chi ne ha troppi, viaggia chi non è felice perché non ha trovato il proprio posto. Io conosco solo due cose, la mia terra e le mie bestie e loro conoscono me, e sono un uomo felice”.La vita ha probabilmente offerto a quest’uomo due sole alternative, restare e sudare sulla terra o emigrare, e lui ha scelto la prima, elaborando una sua filosofia ricca di profonda saggezza contadina.

Per noi è diverso, ci troviamo davanti una pluralità di scelte, la nostra vita è più facile, ma anche meno semplice. Se viaggiare è ancora una necessità per emigranti e profughi, per noi rientra invece nella sfera del superfluo e qualche volta, più che un’esigenza reale, è uno dei tanti bisogni indotti dalla società dei consumi. Con la crisi economica che ha investito l’Occidente si viaggia però meno o per periodi più brevi, diminuiscono i drogati del viaggio continuo tesi soprattutto ad accumulare chilometri e paesi, così come quelli che partono più per moda o per noia che per passione. La crisi diventa così anche l’occasione per riscoprire mondi più vicini e modi di muoversi più semplici ed essenziali, per riflettere sul viaggiare non meno, ma meglio e per interrogarsi sulla necessità stessa del partire. Accanto all’elenco delle motivazioni che spingono al viaggio raccolte nell’ultimo post, utile allora anche l’esercizio inverso, l’elenco delle ragioni per restare o semplicemente per rallentare quella che per qualcuno si trasforma in una sorta di bulimia del viaggio. Ecco allora alcune provocazioni / riflessioni, frutto di osservazioni personali o letture (a voi scoprire alcuni richiami …), sul perché NON partire.

  • Perché in agosto per trovare il silenzio è meglio starsene a Milano.
  • Perché saggiamente per gli inglesi “to rest” vuol dire riposarsi.
  • Perché non c’è nulla come il gabinetto di casa propria.
  • Perché il piacere del viaggio sembra ridursi sempre più spesso alla ricerca del comfort.
  • Perché il viaggio è anche noia, fatica, rischio…
  • Perché le avventure che raccontiamo al ritorno sono quelle che durante il viaggio chiamiamo sfighe.
  • Perché “l’avventura più rischiosa, difficile e seducente si svolge a casa; è là che si gioca la vita, la capacità o incapacità di amare e di costruire”.
  • Perché viaggiare può trasformarsi in una fuga da se stessi e dalle responsabilità.
  • Perché il viaggio è un’evasione solo apparente e si è sempre in libertà vigilata.
  • Perché a furia di viaggiare si diventa stranieri anche a casa.
  • Perché tra partenza e appartenenza non è sempre facile scegliere.
  • Perché la realtà di ciò che si trova è sempre più spesso inferiore alle aspettative.
  • Perché “caelum, non animum mutant, qui trans mare currunt”.
  • Perché il vero viaggio di scoperta è morto ed è sempre più raro provare straniamento e stupore.
  • Perché è un’illusione quella di poter conoscere il mondo viaggiando.
  • Perché alla fine si scopre che “tutto il mondo è paese” e che il diverso è sotto casa.
  • Perché “il solo vero viaggio non è andare verso nuovi paesaggi, ma avere nuovi occhi”.
  • Perché ormai anche per gli antropologi è più interessante studiare “l’homo turisticus” che l’abitante di atolli sperduti.
  • Perché “il mondo, monotono e angusto, oggi, ieri, domani, sempre, riflette la nostra immagine: oasi d’orrore in un deserto di noia!”

Morale: c’è del vero in tutte queste affermazioni, ma, come dice Bocconi, “Forse il punto non è se stare a casa o partire … il mio cuore è col viaggiatore, non sono né così saggio né così malato da star bene solo dove sono nato, dove vivo”.

Consiglio di lettura: Antonio Pascale, “Non è per cattiveria. Confessioni di un viaggiatore pigro”, Laterza.

Anna

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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