Il Senso del Viaggio

Partire? Perché sì

Scritto da il 20/11/2010

Pubblicato su il reporter, Parole Nomadi – Perché sì

Uno degli ultimi post era un elenco di domande sul viaggio, cui ognuno dava le proprie risposte. Qui di seguito alcune delle possibili risposte, mie o rubate ad altri scrittori e viaggiatori, alla domanda che si erano posti Rimbaud e Chatwin: “Cosa ci faccio io qui?” e cioè, “Cosa continuo a cercare altrove che io non possa più facilmente trovare a casa?” o semplicemente “Perché viaggio?”

  • Perché è naturale farlo.
  • Perché, anche se non è indispensabile, aiuta a vivere.
  • Per fuggire dalla routine e prenderci una vacanza da noi stessi.
  • Per andare incontro a noi stessi.
  • Per capire ciò che siamo (se si è giovani).
  • Per sopportare ciò che siamo diventati (quando si è più vecchi).
  • Per fregare il tempo.
  • Per sentirci vivi.
  • Perché il viaggio apre gli occhi e il cuore.
  • Per ritrovare lo stupore del bambino.
  • Per guardare l’Occidente da lontano.
  • Per capire che le nostre verità sono relative.
  • Per ascoltare mantra e sutra, anche se non siamo indù o buddhisti.
  • Per capire che c’è un sentire comune che appartiene all’uomo in tutte le latitudini.
  • Per andare in luoghi diversi, per ritrovare luoghi familiari.
  • Per curiosità e per nostalgia.
  • Per fuggire nelle solitudini aperte.
  • Per fare silenzio.
  • Per lasciare il superfluo e ritrovare il gusto delle cose semplici.
  • Per restituirci la dimensione del gioco.
  • Per ritrovare il piacere dell’incontro e dello scambio, della reciprocità e della solidarietà.
  • Per desiderio di avventura, per correre qualche azzardo, gustare le difficoltà e riscoprire lo spirito d’adattamento.
  • Per mettere in moto i sensi.
  • Per riappassionarci.
  • Per emozionarci.
  • Per vedere quel che succederà.
  • Perché è bello perdersi e poi ritrovarsi.
  • Per riorientarci nella vita.
  • Per tornare con una qualche risposta nella valigia.
  • Perché come le rondini ci piace partire o forse tornare.
  • Per trovare “l’isola sconosciuta, quella dove è impossibile sbarcare, che appare e scompare sulla carta della fantasia, ma che sta ben salda nel cuore di ognuno di noi”.

 Consiglio di lettura per viaggiare anche da fermi, per trovare risposte ai propri interrogativi: Vanni Beltrami, “Breviario per nomadi”, Biblioteca del Vascello.

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2 Comments
  1. Rispondi

    facebook

    23/11/2010

    Da FACEBOOK

    per riempire gli occhi e il cuore di immagini ed emozioni. Antonella

    Viaggiare è vivere. Italo

    Viaggiare è imparare ed insegnare. Carlo

    Viaggiare è sempre un rinnovarsi attraverso condizioni e abitudini diverse, in ambienti differenti per cultura e caratteristiche geografiche.
    La vicinanza di persone sconosciute reca sempre sorpresa, spunti di riflessione, modelli di vita da studiare il che significa fare, poi, ritorno con rinnovato entusiasmo e disposti a ripartire appena si svegli in noi il richiamo… Caterina

    sono le nostre anime precedenti che ci portano continuamente a riviaggiare…..per ritorvare delle vecchie e nuove emozioni…. Marina

    Non so se esiste una verità rivelata o presunta tale sul perché si viaggia, ma io penso che da quando gli uomini hanno inventato le città una parte del nostro DNA ha subito una specie di metamorfosi adattandosi alla stanzialità, mentre la nostra natura è nomade. A conferma di ciò le numerose incisioni e studi paleontologici sui nostri avi che si spostavano di frequente, inseguendo la selvaggina o come gli indios dell’amazzonia spostandosi a seconda del periodo legato alla raccolta di determinati prodotti o sfruttando zone più produttive per la tribù. Credo in sostanza che viaggiamo perchè in alcuni di noi una parte di quel DNA non si è assopito, e ritroviamo la nostra vera origine nel “nomadismo” che si presenta a noi con una serie d’impulsi più o meno leggibili anche nella vita quotidiana. Quando ero piccolo, a 10 anni avevo già percorso tutta la mia città e le campagne limitrofe usando le gambe,la bicicletta…altri miei compagni erano arrivati si e no alla bottega della latteria o alla scuola….per loro quello era il mondo conosciuto ed erano felici (?) per me no, tutto quello che vedevo andava esplorato . Questa è una cosa sulla quale spesso medito e che ancora oggi mi lascia un gran senso di soddisfazione. Paolo

    Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato. (Edgar Allan ) George

    ‎”Perché partire? Perché sì”. MI GARBA!!!! :-)) Sara

    ottima risposta!!! Mi piace e questo basta… Anna

    Partire non per andare da una parte all’altra, ma per lasciare (per gli inglesi partire è “to leave”…) una parte di noi a qualcun’altro: partire come partorire… Fabrizio

  2. Rispondi

    laura (Raya)

    28/11/2010

    per me viaggiare significa cambiare scenario, ripulire la mente, ritrovarmi in riflessioni nuove e quindi (cercare di) vedere la vita da un’angolazione diversa

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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