Scritto da il 18/09/2010

Un’utile e lucida riflessione di Michele Serra in “L’amaca” di sabato 18 settembre su Repubblica.

Si può accusare di rubare non una persona, ma un popolo? Si può a patto di essere razzisti. Per il razzista il profilo etnico, non importa quanto arbitrario, è molto più importante del profilo individuale: al punto di cancellarlo. Gli ebrei erano da combattere perché ebrei, non per eventuali responsabilità personali.

Non importava nulla, ai nazisti e ai loro servitori, chi fosse la persona che spedivano a morire nei lager. Anche i Rom (a meno che Sarkozy si sia spiegato male; in compenso Bossi si è spiegato benissimo) sono da espellere, braccare, cacciare in quanto Rom. Chi sia e come si comporti ciascuno di loro, se sia onesto o ladro, se lavori o delinqua, per il razzista non ha alcun rilievo. Il razzista, in fin dei conti, è un collettivista selettivo: per lui l’individuo è solo un incidente, la sua griglia mentale promuove o boccia, ama o odia solo “i popoli”. Per questo, anche per questo il razzismo è al bando in Europa: perché l’Europa conosce e promuove diritti e doveri dei suoi cittadini. Non dei “popoli”. Un ladro deve essere punito, un onesto non può esserlo: è un concetto così facile che puoi insegnarlo anche alle elementari. Ma un razzista non lo capisce neanche a sessant’anni.

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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