Le mie Letture

Salza: “Niente” ovvero “Per chi suona lo sciacquone?”

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13/07/2015

AlbSalza-Nienteerto Salza – Niente. Come si vive quando manca tutto. Antropologia della povertà estrema – Sperling & Kupfer – 2009 – € 18,00

Al libro “Niente” di Salza avrei messo come sottotitolo una frase del libro stesso: “Per chi suona lo sciacquone?”. E in copertina un disegno tipo questo. Perché alla base della sua teoria c’è proprio la metafora di un gabinetto (modello occidentale, il che non è un caso). La tazza del water è il mondo: chi sta in alto respira aria pulita e guarda verso il cielo, chi sta nella strettoia centrale cerca di galleggiare sulla schiuma, chi sta sotto la curva del sifone, nonostante gli sforzi, può solo finire espulso in un mare di escrementi.

Niente è un libro “a togliere”. Parla di assenze: niente cibo, acqua, salute, soldi, terra, pace, casa, patria, diritti, istruzione, infanzia, vecchiaia, storia, sogni. Niente tempo. Trentadue anni scarsi è l’aspettativa di vita in Swaziland. Un niente che è un’accusa. Alberto Salza, viaggiatore e antropologo irriverente, per quarant’anni ha vissuto a contatto con la miseria, dalle periferie delle nostre città agli slum delle megalopoli di Africa e Asia, alle aree colpite da ricorrenti siccità o dilaniate da guerre interne.La miseria ti entra dentro come una penetrazione sessuale violenta” scrive, anzi, con queste parole chiude il libro. Forse per questo, per cercare di sopravvivere senza impazzire a questo quotidiano contatto con una miseria priva di speranza, si dichiara anaffettivo, poco empatico e poco propenso all’amicizia. In lui non c’è traccia di quello spirito di condivisione che spinge altri a farsi poveri fra i poveri. Anzi. Dice che bisognerebbe usare più il cervello e meno il cuore. Difende la sua “comfort zone” e per questo non esita a tirare qualche pedata ai postulanti sulle scalinate di Varanasi. Il suo linguaggio è diretto, con un’ironia che sfiora il cinismo. “Non voglio condividere la merda degli abitatori di slum… Io voglio costruire un cesso dove non c’è. Non me ne importa un cazzo di abbracciare e consolare chi caca per strada.”

Racconta come si vive, o meglio si sopravvive, alla miseria nel terzo mondo. Quella di un miliardo e mezzo di persone che se la cava con meno di un dollaro al giorno. Ma fa frequenti incursioni nell’Occidente ricco, che non si fa mancare i suoi poveri. Se del suo libro ne facessero un film avrebbe successo perché sembra fantascienza. Invece sono pezzi di mondo reale, raccontati da un antropologo e avvalorati con dati e date, combinando esperienza e teorie scientifiche, aneddoti e statistiche. E’ in corso, come nella favola del principe ranocchio, una mutazione, ma questa volta alla fine non “vivranno tutti felici e contenti”. Qualcuno si estinguerà. Era già toccato ai dinosauri. Qualcuno muterà, perché se la povertà può essere combattuta e sconfitta, nella miseria ci si può solo estinguere o evolvere. E non in meglio. Salza ipotizza una speciazione verso l’Homo nihil, il povero più misero. Sta avvenendo negli slum delle megalopoli del terzo mondo, dove secondo le proiezioni si avrà il 95% dell’incremento di umanità. Lì alla miseria si aggiunge un degrado ambientale devastante e la distruzione dei legami sociali, con perdita d’identità, mercificazione, isolamento e violenza.

Salza non offre ricette risolutorie o risposte consolatorie. Non c’è scampo, per una parte del mondo è troppo tardi per tornare indietro. D’altra parte è così, senza scampo, che ogni giorno si sente chi è sotto la curva del sifone. Il divario fra il mondo di chi è senza e quello di chi ha è ormai incolmabile. La guerra alla povertà si sta trasformando in guerra ai poveri. Niente. Un libro sconsigliato a chi preferisce continuare a ballare sul Titanic. Consigliato a chi crede, come Salza, che la condivisione, e non la costruzione di muri, possa essere la sola, forse impossibile, via di sopravvivenza per tutti.

Anna

Alcune righe dal libro:

«Sniffato troppa colla», suggerì Nyakeke. L’odore della plastica fusa era dappertutto. Serviva come sostituto della colla. In Sierra Leone, nella tarda notte del 10 settembre 2000, più nessuno si dava al modellismo. Da tempo. Molte persone non avevano più neppure le mani o le braccia: difficile incollare i pezzi, di conseguenza. Così i ragazzi, per drogarsi, si dovevano accontentare dei fumi esalati da bidoni di plastica in fusione lenta, davanti a focherelli di sterpi.

Ascolta l’intervista su Radio 3

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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