Il Senso del Viaggio

Somiglianza, differenza e in-differenza

Scritto da il 24/07/2009

Pubblicato su il reporter

Terzani (da-il-reporter)Terzani, al ritorno dal lungo girovagare in Asia da cui nascerà “Un indovino mi disse”, scrive: “Mi aveva colpito da quando ero arrivato in Europa, come questo continente portava bene la sua età, come non era affannato a darsi un’altra faccia, anzi com’era a volte fiero di quella che aveva e di come si sforzava di conservarla”.

E’ la nostra Europa, quella che ha mosso i primi passi nel ‘700 quando gli aristocratici viaggiatori del Grand Tour hanno gettato le fondamenta di una cultura comune riconoscendone le origini nei luoghi della classicità greca e romana. Proprio il viaggio è stato dunque l’inizio della presa di coscienza di quel senso di appartenenza che si è lentamente trasformato in una realtà non solo istituzionale.

Oggi che i viaggi sono diventati accessibili a un numero più vasto di persone e le destinazioni si sono ampliate a paesi lontani e culturalmente diversi, se si chiede a un viaggiatore di spiegare le motivazioni che lo spingono a partire, probabilmente risponderà: “vedere cose diverse, fare nuove esperienze”. Perché invece non provare a fare lo stesso esercizio degli aristocratici del ‘700, allargandolo al mondo intero? Cercare cioè le somiglianze. Non quelle di superficie, fatte di omologazione verso una stessa dilagante monocultura, ma quelle profonde. Perché, se è vero che sono proprio le differenze a fare dell’umanità un ricco e colorato puzzle, a rendere la natura meravigliosa e le culture interessanti, sono invece le somiglianze quelle che ci permettono di riconoscerci come appartenenti a uno stesso genere. Quello che va sotto il nome di umano.

SomiglianzeSpesso, viaggiando in paesi diversi e fra loro lontani, ci siamo stupiti nell’osservare strane corrispondenze fra culture che non avevano avuto fra loro alcun contatto. Tanto che per spiegarle sono state fatte ipotesi fra lo storico e il fantascientifico, fantasticando su continenti sommersi o improbabili viaggi di cui non è rimasta traccia. Affinità che nascono invece da un sentire comune che porta l’uomo a comunicare con le parole, a costruire legami affettivi, a trasformare le necessità quotidiane in bellezza attraverso l’arte e la musica, a elaborare il lutto per sopportare il dolore di una perdita e a spiegarsi il mistero dell’esistenza attraverso il divino… Cercare queste affinità è un esercizio di appartenenza per nulla scontato. Non lo era per i conquistadores spagnoli che si chiedevano se gli indigeni del Nuovo Mondo fossero uomini o bestie. Non lo era per gli esploratori europei che negli anni di fine ‘800 si spingevano fino al centro dell’Africa nera e incontrando i “selvaggi” esclamavano: “No, non erano inumani. Ebbene […] questo era il peggio: il sospetto che non fossero inumani. Affiorava lentamente. Urlavano e saltavano e volteggiavano, facevano smorfie orribili, ma a terrorizzarti era il semplice pensiero della loro umanità, tale e quale la vostra, il pensiero della remota parentela con questo tumulto selvaggio e travolgente. Spiacevole.” Da Conrad, “Cuore di tenebra”.

Un esercizio utile anche oggi, visto che le rotte delle migrazioni portano sempre più stranieri nelle nostre città, trasformandole in un melting pot dove il “diverso” è diventato abituale. Ma abituale non significa normale, visto che le differenze, quelle stesse che cerchiamo nei nostri viaggi, una volta a casa possono diventare motivo di in-differenza quando non di rigetto o di aperta ostilità. Cercando le somiglianze scopriremo anche che le differenze sono forme diverse di una stessa sostanza. Perché gli altri sono diversi, proprio come noi. E’ l’ultimo grande viaggio alla ricerca dell’Uomo.

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5 Comments
  1. Rispondi

    Vincenzo

    24/07/2009

    Sono d’accordo. E’ una cosa che cerco dio fare, anche se sei inascoltato…

  2. Rispondi

    paola

    24/07/2009

    così come per l’amore…

  3. Rispondi

    giovanni

    24/07/2009

    Bello! La ricerca delle somiglianze…!!!!

  4. Rispondi

    Giampiero

    27/07/2009

    Si forse abbiamo un po’ paura del diverso da noi, è vero ci incuriosisce nei nostri viaggi, ma quando lo abbiamo a casa ci incute timore….Perchè…Abbiamo creato tante gabbie per i diversi: donna/uomo, bianco/nero, coppia/dispari(single) ecc. Il viaggio è sicuramente una grande occasione di abbattere queste gabbie!
    Giampiero

  5. Anna Maspero
    Rispondi

    A.M.

    27/07/2009

    … e poi mettere inferriate alle finestre, costruire recinti, gabbie e muri difende da chi è fuori, ma imprigiona anche chi è dentro…

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ANNA MASPERO
Como, IT

Ho insegnato inglese, piantato alberi, letto molto e molto viaggiato. Non ho mai smesso di cercare e di pormi domande e sono certa che molte risposte stiano nel viaggio e nei libri. Ho scritto due libri sul viaggio: “A come Avventura, Saggi sull’arte del viaggiare” e “Il Mondo nelle Mani, Divagazioni sul viaggiare”, sono autrice della guida Bolivia e della guida Colombia, tutti editi da Polaris. Collaboro con diverse riviste fra cui LatitudesLife ed Erodoto108. Quando non sono in giro per il mondo, mi trovate nella mia fattoria in Brianza e naturalmente sempre sul mio blog.


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