Il Senso del Viaggio

Terra!!! (aggiornamento onda nera)

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22/06/2010

22 aprile – Giornata dedicata alla Madre Terra – Aggiornamento: l’onda nera e la nostra inadeguatezza

Il 22 aprile era la giornata della terra. Proprio quel giorno la piattaforma marina  Deepwater Horizon della British Petroleum a seguito di un incidente ha iniziato a riversare nel Golfo del Messico decine di milioni tonnellate di greggio. Ad oggi non si è ancora trovato un sistema per fermarla. Un crimine contro l’ambiente che non può difendersi, ma che potrà distruggerci. Un turning point come l’11 settembre. Un’occasione drammatica e terribile per ripensare al nostro modello di sviluppo e cambiare. Forse.

Ed è solo l’ultimo di una serie di disastri di portata enorme. Nonostante la nostra tecnologia evoluta, ma assolutamente inadeguata a fronteggiarli…

10 LUGLIO 1976 SEVESO (Milano) – Una nube di diossina del tipo Tcdd esce dall’azienda chimica Icmesa di Meda e investe i comuni confinanti. Non ci sono morti, ma le conseguenze sulla popolazione sono sotto osservazione ancora oggi.

3 DICEMBRE 1984 BHOPAL (India) – Dalla Union Carbide, multinazionale Usa produttrice di pesticidi, escono 40 tonnellate di isocianato di metile. Una “nebbia mortale” che, secondo Amnesty International, arriva a causare, negli anni, 20mila morti.

26 APRILE 1986 CERNOBYL (Russia) – L’esplosione del reattore 4 produce una nuvola di materiali radioattivi che arriva fino in Europa occidentale. Secondo uno studio dell’Atomic Energy Agency, per l’esposizione alle radiazione potrebbero essere morte 4mila persone

24 MARZO 1989 PRINCE WILLIAM SOUND (Alaska) – La petroliera Exxon Valdez si arena e versa in mare 40 mila tonnellate di greggio. Vengono contaminati 1.600 chilometri di costa e gli Usa sono costretti a rivedere gli standard di sicurezza.

Qui di seguito il post pubblicato su il reporter in occasione della giornata della Terra il 22 aprile 2009:

“La terra ricorda” recita un antico detto andino. Ricorda non solo chi la abita, anche chi la cammina. Fra il viandante e la terra si crea un legame speciale che abbraccia il paesaggio e l’infinito numero degli altri viandanti che hanno seguito lo stesso percorso. Il loro ricordo è inciso nel suolo, scavato nelle pietre consumate dai loro passi. L’asfalto delle nostre città invece non mantiene le tracce del passaggio di chi lo abita e gli strati di cemento si sovrappongono a soffocare le testimonianze del passato e a cancellare la terra stessa, ridotta a un povero simulacro. Un sentiero sterrato racconta sempre una storia. Lo sapevano gli aborigeni australiani che per migliaia di anni hanno ripercorso le “vie dei canti” per tenere in vita la terra, camminando lungo gli stessi sentieri degli antenati creatori. Hanno vissuto in armonia con essa, di essa e per essa, senza manipolarla, ma prendendo solo ciò di cui necessitavano. Un equilibrio rotto dall’arrivo degli europei, capaci di concepire il rapporto con la terra solo in termini di conquista e di possesso. In realtà noi umani siamo solo in transito, le nostre manie di grandezza sono illusioni di breve durata. Cos’è la nostra storia misurata in migliaia di anni a fronte dei miliardi di anni d’età del nostro pianeta? Talvolta la terra ce lo ricorda all’improvviso, quando, con un breve fremito, si scrolla di dosso l’uomo e le sue costruzioni, facendoci percepire la nostra infinita piccolezza. Per i “popoli altri”, e un tempo forse anche per noi, la terra è un tempio e una foresta di simboli. Il mondo sviluppato, seguito, talvolta anticipato, da quello in via di sviluppo, ha invece perso la percezione del legame spirituale e profondo che unisce l’uomo alla terra. “Viaggiare / (…) non ho di mio / Più del sogno del passaggio. / Il resto è solo terra e cielo”, scrive Fernando Pessoa. Ancora una volta, il viaggio, lungo o breve, vicino o lontano, può essere l’occasione per riannodare il legame perduto con la terra, ritrovando il semplice piacere del camminarla, tracciando le nostre vie dei canti. Senza voler conquistare e possedere i luoghi, ma facendo solo provvista di immagini e sensazioni, lasciando orme e portando via ricordi, come diceva Capo Seattle. Riscopriremo che terra e umanità sono strettamente intrecciate. Anche se alla fine, nonostante la sua commovente e fragile bellezza, la terra ci sopravviverà, trovando nuovi equilibri e nuove forme di vita. Ma forse questa è la buona notizia, non quella cattiva.

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2 Comments
  1. Rispondi

    Monica

    26/04/2009

    Monica alle 21.49 del 24 aprile da FB
    Bellissimo!

  2. Rispondi

    A.M.

    24/05/2009

    Commento da il reporter
    mitava il 11.05.2009 alle ore 1:03 pm scrive:
    L’umanità è il prodotto della terra, il suo impatto sui fragili equilibri del pianeta sta diventando rilevante per poter rompere questi equilibri. Per poter avere le buone notizie di soppravvivenza della terra, inclusa, l’umanità, bisogna fare ancora tanto….

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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