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21/01/2012

Tre generazioni a confronto. Quella dei “Grandi Viaggiatori” vissuti in un mondo capace di regalare ancora l’emozione della scoperta di luoghi sconosciuti ai più. Quella di mezzo degli “Imperfetti Viaggiatori“, in bilico fra voglia di viaggio e mercato del turismo. E infine le nuove generazioni, armate di tecnologia, ma orfane di quella magia che rendeva il mondo ancora capace di stupire. Come chiamare questi nuovi viaggiatori? “Internauti”, “turisti 2.0”, “tecno-nomadi”: tutte definizioni azzeccate, visto che viaggiano prima di tutto nel web e non potrebbero vivere senza smartphone, i-pad, computer portatili e la “nuvola” che li segue ovunque.

Sono sempre connessi, con l’altrove quando sono a casa, con casa quando sono altrove. Per loro vicinanza e lontananza sono due variabili che appartengono al passato, a un tempo in cui partire voleva dire lasciare amici e parenti e rapportarsi soprattutto con la realtà locale. Loro quando partono si rapportano invece soprattutto agli amici a casa, raccontandosi nella community dei social network e dei blog. “Quando raggiunge la meta non la guarda, semplicemente la condivide, al massimo la riguarda quando torna a casa” scrive Paolo Marcesini parlando di loro. I nuovi viaggiatori faticano a immaginare un’epoca (quella dei loro genitori, non c’è neppure una generazione di mezzo) in cui non c’erano google e le sue mappe, i blog e FB, in cui l’indirizzo era solo quello di casa e il profilo non era qualcosa da esibire nei social network, in cui i personal computer non esistevano proprio e la televisione era in bianco e nero con due soli canali. Altro che essere sempre connessi: il viaggio era l’occasione per non essere rintracciabili e a casa non si telefonava mai! Viaggiare oggi è più facile, le informazioni non mancano e i trasporti sono più efficienti, veloci e meno cari. Niente più zaini militari, ma bagagli leggeri e tecnologici. Gli itinerari non sono lasciati al caso come è accaduto ai giovani degli anni ’60, ma non sono più neppure necessariamente preconfezionati come nell’epoca del viaggio tutto compreso. Ci si può organizzare scavalcando intermediari e moltiplicando i modi (e le mode) di viaggiare, scomponendo e ricomponendo i percorsi fino a trasformarli in un prodotto a propria misura. Non più divisioni fra turismo di massa e d’élite, fra viaggiatori e turisti. Semplicemente noi stessi, un po’ più attori del nostro viaggio. Certo, “i viaggi non sono più quelli di una volta”, ma i rimpianti sono inutili. La tecnologia è alleata dei viaggiatori, a patto di conoscerla e di usarla senza perdere la capacità di memoria e di immaginazione. E a patto di imparare tutti, giovani e meno giovani, a far dialogare reale e virtuale, per ritrovare oltre lo schermo del computer, quella fisicità negata da internet.

Per approfondire: “Nuovi Turismi” di Mario Gerosa e Sara Magro, Morellini

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2 Comments
  1. Rispondi

    silvia

    12/04/2013

    ciao! un bel post, concordo su tutto, tranne sull’infelice citazione di Marcesini. è una generalizzazione un po’ superficiale (forse perchè decontestualizzata, spero). viaggiare in modo 2.0 e condividere gli “user generated content” su una destinazione in tempo reale, non significa necessariamente che quello che si sta intraprendendo sia un viaggio mordi e fuggi, o che non si presti attenzione. è multitasking 🙂

    • Rispondi

      Anna

      21/04/2013

      Ciao Silvia, concordo con te, Marcesini estremizza, ma c’è del vero nella sua affermazione. L’importante è far dialogare reale e virtuale…

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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