Il Senso del Viaggio

Un dono per nomadi e stanziali, viaggiatori e sognatori

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17/12/2010

“Natale non è Natale senza regali”: un messaggio perfetta espressione della nostra società dei consumi, che rifugge la spiritualità e allontana la tristezza con acquisti compulsivi. Ma il regalo natalizio, o con un termine molto più denso di significato, il dono – dalla radice “dare” – è solo il moderno simulacro di un gesto profondamente simbolico e significativo che appartiene a tutte le società umane fin dalle loro origini e che non di rado ci capita di riscoprire e anche di sperimentare nei nostri viaggi, dal semplice dono di ospitalità ai più complessi rituali in occasioni speciali.

Da sempre l’incontro fra uomini si sviluppa intorno allo scambio nelle sue varie forme, passando dal dono al baratto e alla vendita, anche se non di rado l’incontro diviene scontro e lo scambio conquista e usurpazione. Secondo il dizionario il dono è ciò che si dà volontariamente senza esigerne prezzo o ricompensa o restituzione. E in effetti tra tutte le forme di scambio, donare è certamente il gesto più gratuito, libero e spontaneo. Ha però anche una componente di ambivalenza perché comunque rappresenta un passaggio di proprietà di un bene, anche se non a scopo commerciale, bensì relazionale.

Il dono genera aspettative, crea obblighi reciproci, rinsalda i legami fra persone, dà prestigio al donatore e importanza al chi lo riceve. Succede ovunque nei matrimoni, ma anche nei funerali toraja dell’Indonesia o nelle festività patronali dei villaggi andini, dove un contadino, almeno una volta nella vita e spesso indebitandosi, si fa carico delle ingenti spese per l’organizzazione e diventa in tal modo “pasante”, persona rispettabile. Il donare è un processo doppio che implica offrire e ricevere e quindi saper dare e saper prendere e poi magari saper contraccambiare. Ha regole e rituali complessi, oggi banalizzati e impoveriti dalla società dei consumi che li ha svuotati di valore simbolico e di fatto ridotti alla quantificazione del valore dell’oggetto donato, o meglio del suo costo in denaro. La famosa frase “basta il pensiero” è decisamente fuori moda. Chissà che la crisi economica al posto di spingerci semplicemente a ridimensionare il budget a disposizione e a ridurre il numero e il costo dei regali, non ci aiuti a ridare significato al dono, a riscoprirne le valenze relazionali e non solo formali.

“Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo”: scrive l’autore francese Daniel Pennac parlando di libri e di amici. E in fondo le sue parole sono una bellissima definizione del verbo donare.

Consiglio di lettura: Marco Aime, Lawa Tokou “Gli stranieri portano fortuna”, Epoché Editore. Libro che raccoglie i racconti di Lawa, abitante del Benin e narratore quasi per obbligo “perché ha ricevuto un dono e deve trasmetterlo”. Marco lo ascolta e poi trascrive i suoi racconti. Anche lui ha ricevuto un dono e deve trasmetterlo.

Pubblicato su il reporter

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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