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Un pensiero al Giappone, un pensiero alla terra intera

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17/03/2011

C’è un prima e un dopo. Prima e dopo l’11 marzo 2011 come prima e dopo l’11 settembre 2001. Momenti epocali che cambiano la storia del mondo e non solo per l’entità della tragedia, soprattutto per ciò che significano. E per le conseguenze sulle scelte future.

In Giappone la terra che trema, nulla in confronto alla violenza che scatena nelle acque del Pacifico, poi il fuoco delle esplosioni e ora e domani e ancora per gli anni e le generazioni a venire, la contaminazione portata dall’aria. I quattro elementi uniti per moltiplicare la catastrofe. Terremoto, tsunami e radiazioni nucleari, un’apocalisse da cui molti dei sopravvissuti forse preferirebbero non essere stati risparmiati. Un’apocalisse che strappa via il passato, ma toglie anche il futuro. Progetti avveniristici, case antisismiche, tecnologie avanzate, tutto coperto da un grigio strato di melma, quasi una parabola sull’impari confronto uomo-natura. Le auto sui tetti come giocattoli, isole scomparse, spiagge e porti trasformati in discariche, brandelli di case e di corpi, nessun punto di riferimento. Solo un prima che non ha un dopo.

Se anche l’high-tech giapponese non ha saputo reggere alla violenza degli elementi scatenati, il messaggio è ancora più chiaro: la terra con un sussulto ci ha ricordato quanto noi piccoli uomini siamo fragili e insignificanti. Forse questa tragedia, che segue a meno di un anno di distanza l’altra catastrofe della  piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, potrà almeno insegnare qualcosa all’umanità. Il Giappone, colpito ancora una volta in modo terribile dopo le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, dovrà necessariamente non solo ricostruire, ma ripensare se stesso. Ma anche l’Occidente intero dovrà ripensare il proprio modello di sviluppo e la propria idea di progresso. Dovremo essere capaci di una nuova consapevolezza e riconsiderare il nostro posto nel mondo. Noi e i nostri bisogni non siamo la misura di tutte le cose. Barbara Spinelli su Repubblica lo ha spiegato benissimo: “Eventi simili non sono la fine del mondo, pur preludendo forse a essa. Sono piuttosto la fine di un mondo: di certezze, di assiomi cocciutamente coltivati”.

Benché impotenti davanti alle dimensioni di una catastrofe così grande, abbiamo un potere enorme nelle nostre mani. Purtroppo è un potere distruttivo e la posta in gioco è altissima, come mai nel passato. Non possiamo giocarci questa partita con il calcolo delle probabilità, perché questa volta non si perde “solo” una battaglia o un regno o un esercito. O decine di migliaia di vite come in Giappone. Per la prima volta l’umanità di oggi ha nelle proprie mani il destino non solo suo, ma della terra intera, il futuro della vita stessa sul pianeta.

Consiglio di lettura:  un libro scritto da un antropologo profondo conoscitore del paese: Fosco Maraini, “Ore giapponesi”, Prima edizione 1957-Ultima edizione 2000, Corbaccio. Ma soprattutto dovremmo leggere i quotidiani di questi giorni, per essere vicini con il pensiero alla popolazione del Giappone, per riflettere, per capire l’entità e la drammaticità di questa catastrofe e sentirla anche nostra.

Pubblicato su il reporter

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3 Comments
  1. Rispondi

    laura

    17/03/2011

    è giusto ricordarlo sempre, non solo quando la natura ci riporta prepotentemente coi piedi per terra:” SIAMO GRANELLI DI SABBIA CHE TURBINANO NELLA TEMPESTA DI POLVERE DEL TEMPO”!

  2. Rispondi

    Elisa

    19/03/2011

    Anna,
    anche in questa situazione di estrema tragicità riesci come sempre a trovare parole vere e profonde, portando tutti a riflettere sul nostro domani e dando il tuo contributo nella speranza che possa essere un futuro migliore.
    Grazie
    Elisa

  3. Rispondi

    Michele

    23/03/2011

    dopo aver conosciuto quel magnifico, rispettoso e dignitoso popolo, non sai quanto sto pensando al Giappone in questi momenti ; concordo con quello che hai scritto e la cosa particolare è che i giapponesi , nonostante la loro tecnologia, hanno un amore ed un rispetto straordinari per la natura, rispetto che dopo quanto successo sarà ancor più accresciuto. I miei pensieri in questi giorni vanno anche al nordafrica, da noi attraversato solo pochi mesi fa senza bombardamenti, violenze e distruzioni…………e di tutta l’Africa da noi attraversata quella era la zona che meno ci saremmo aspettati potesse avere complicazioni……

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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