Il Senso del Viaggio

Viaggiare budget o deluxe?

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18/06/2010

“Come accade al nomade, lasciamo che la nostra ricchezza sia la libertà”. Parole di Michela Manservisi, scrittrice innamorata d’Africa.
In questa frase c’è già la risposta alla domanda “Viaggiare budget o deluxe?” Perché il valore di un viaggio non si misura in base al suo costo. Il valore vero è la libertà, e cioè essere liberi di viaggiare e viaggiare liberi.

Non tutti possono permettersi di partire: il viaggio non fa parte dell’elenco dei diritti umani, ma rimane un privilegio quasi scontato di noi abitanti dei paesi ricchi. Il vero lusso è già quello di possedere un passaporto, ottenere facilmente un visto e poter partire con in tasca un biglietto di andata e ritorno e non di sola andata come accade per gli emigranti.
E poi è importante viaggiare liberi, perché il viaggio è sinonimo di libertà, di tempo a nostra disposizione, finalmente svincolato da obblighi di orari, responsabilità e doveri. Costringere il viaggio entro binari rigidi vuol dire snaturarlo.
Per viaggiare in libertà servono tempo e denaro, probabilmente in quest’ordine e meglio se combinati insieme. Certo è che senza tempo a disposizione i soldi non aiutano molto, mentre non è sempre vero il contrario.
I viaggi di lusso possono trasformarsi in una gabbia dorata che lascia poche possibilità di personalizzazione. Destinazioni e itinerari pubblicizzati come “d’élite” o “per VIP” spesso di speciale hanno soprattutto il prezzo, perché è un nonsenso parlare di viaggi per pochi e rivolgersi ai grandi numeri… l’esclusività vera non è mai troppo pubblicizzata.
Viaggi budget e senza itinerari rigidi possono invece regalare la libertà dell’andare “on the road” seguendo il proprio istinto e le proprie emozioni, adattandosi ai luoghi, agli incontri e agli accadimenti.
In fondo quale è la ricchezza vera? Avere meno bisogni, coltivare i rapporti umani, lasciare spazio ai propri sogni, soddisfare la propria immaginazione. Insomma riprendersi il tempo. E ogni tanto concedersi un viaggio senza fretta e “free”, nel senso non di “gratis” ma di “libero”, facendosi bastare l’indispensabile e magari regalandosi anche qualche piccolo straordinario lusso, budget permettendo.

Per continuare a leggere, una straordinaria avventura: Matteo Pennacchi, “Il grande sogno, il giro del mondo senza un soldo in tasca”, Piemme 1999.

Pubblicato su il reporter

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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