Il Senso del Viaggio

Viaggiare in rete

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14/05/2010

“Strabilianti viaggiatori! Diteci, che avete visto?” scriveva Baudelaire. Erano i tempi in cui si aspettava il ritorno del viaggiatore per scoprire mondi meravigliosi e sconosciuti.

Oggi che l’intero globo terrestre è accessibile grazie a trasporti rapidi e a strumenti di comunicazione rivoluzionari, i concetti di stare e andare, qui e altrove, reale e virtuale, sono diventati molto più vaghi.
Un cambiamento operato soprattutto grazie ai nuovi media, dalla nascita di internet (era solo il 1991!) allo sviluppo di sofisticati dispositivi portatili, tutti mezzi più flessibili e pervasivi rispetto alla stampa e alla televisione stessa, che per decenni hanno detenuto il monopolio dell’informazione e della comunicazione a distanza. La diffusione del web 2.0, una sorta di evoluzione più dinamica di internet, e di nuove piattaforme digitali, ha aperto la strada all’interazione di tutti i diversi media fra loro e direttamente con gli utenti. E’ quello che con un brutto neologismo viene definito “crossmedialità, cioè la convergenza digitale di contenuti fruibili a richiesta in diversi formati e su diversi apparecchi. Così è stata superata anche l’accusa di superficialità e inattendibilità rivolta a internet , visto che permette l’accesso a banche dati di giornali e di organizzazioni ufficiali. Ancora attuale, nonostante il grande aiuto offerto dai velocissimi motori di ricerca, è invece il problema dell’inflazione di contenuti e la difficoltà di selezionare le notizie nell’oceano del web.
Quella di internet è stata una trasformazione epocale – anche se rimane nel mondo il grande divario digitale fra chi ha accesso a internet e chi no – paragonabile solo all’invenzione della stampa nel 1448. Allora Gutenberg rese possibile la diffusione su larga scala della parola scritta “democratizzando” la cultura, ora si sta arrivando alla diffusione di contenuti generati dal basso, in gergo “user generated content” e “peer to peer production”, dove l’utente si trasforma da spettatore acritico, come spesso accade per i programmi televisivi, e da semplice consumatore passivo a parte attiva di media sempre più partecipati. Non c’è più una sola fonte di verità anonima e lontana, ma tanti diversi sguardi sul mondo, sguardi di persone come noi, con cui è possibile dialogare con un semplice click.
Questo cambiamento ha un forte impatto sul viaggio nelle sue diverse fasi, dalla pianificazione, all’organizzazione, alla gestione, alla comunicazione. Figure professionali come giornalisti, inviati speciali e fotografi devono necessariamente reinventarsi rispetto ai loro ruoli tradizionali e anche i tour operator devono confrontarsi con un mercato dove il vecchio modello basato sull’intermediazione delle agenzie e lo strumento delle brochure patinate si dimostra ormai superato.
Ed è cambiato anche il nostro modo di viaggiare. Meglio prenderne atto, accettare i cambiamenti e sfruttare i non pochi vantaggi delle nuove tecnologie piuttosto che ostinarsi a cercare negl’interstizi del viaggio spazi ancora “unplugged”, come seguitano a fare alcuni inguaribili romantici.
Certo si può rinunciare a internet, continuare a scrivere lettere a penna, cercare disperatamente cartoline ormai d’annata e cassette postali sempre più rare, non usare il cellulare o insistere a considerarlo un semplice telefono, partire “all’avventura” con un bagaglio di informazioni minimo sulla propria destinazione e una volta arrivati a destinazione tagliare le comunicazioni con la madrepatria. La sensazione però non sarebbe dissimile da quella di chi arriva a piedi in cima a una montagna dove hanno costruito la stazione terminale di una funivia.
Forse la strada migliore è un uso intelligente e creativo delle nuove tecnologie, senza mitizzarle, né abusarne, né demonizzarle. Con un po’ di dimestichezza con i nuovi media, possiamo disporre di strumenti che ci permettono di costruirci un viaggio su misura, e questo vale soprattutto per i viaggiatori più indipendenti. Possiamo esplorare virtualmente il percorso in 3D, contattare direttamente gli operatori locali, essere aggiornati in tempo reale su problemi sanitari e zone a rischio, attingere a quella memoria sempre più collettiva che sono i contenuti “open source” in continua evoluzione, incrociare  informazioni in quel passaparola online, in gergo “buzz”, che ci aiuta a scegliere la soluzione migliore. E poi al ritorno condividere testi, opinioni, emozioni, foto e video con il resto della comunità virtuale, viaggiante o stanziale. Le e-community sono fatte da persone che non necessariamente si frequentano nella vita reale, ma che dialogano tramite mail, chat, forum e blog, interagiscono tramite social network (MySpace, Facebook, Twitter…), si scambiano milioni di commenti su Tripadvisor, video e immagini tramite Youtube o Flickr.
E’ oggi possibile ricomporre passato e futuro e combinare vecchie tecniche e nuove tecnologie. Allora mettiamo in valigia carta, penna e magari anche gli acquerelli, senza però  dimenticarci la macchina digitale o la videocamera. Sì alla moleskine, ma senza rinunciare alla chiavetta USB e al PC, sì alla guida cartacea, ma anche ai file scaricati da siti internet sul proprio netbook o sullo smartphone, sì alle vecchie care mappe, ma anche al GPS e al geotagging.
Mescoliamo pure reale e virtuale, consapevoli però della differenza fra semplice informazione e vera conoscenza. Possiamo forse affermare di conoscere un paese senza esserci mai stati? Solo l’esperienza, cioè l’interazione non solo mentale ma fisica attraverso i cinque sensi, permette alle informazioni di trasformarsi in conoscenza individuale del mondo. Nessuna sofisticata tecnologia virtuale può, e io spero potrà mai, sostituire l’esperienza del reale, perché, come diceva la grande viaggiatrice Ella Maillart, “bisogna andare a vedere”.

Per approfondire questa volta consiglio di abbandonarsi non alle pagine di un libro, ma al click di un mouse, magari proprio cercando il significato dei i tutti quei termini in inglese (troppi ma difficile farne a meno) che abbondano in questo “post”…

A.M.

Pubblicato su il reporter

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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