Il Senso del Viaggio

Viaggiare per se stessi

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12/11/2010

“Io vado via, perché sarebbe bello tornare qui, ma da turista”: una frase pronunciata da Roberto Saviano durante lo spettacolo “Vieni via con me” che vuole essere una battuta sull’Italia, ma che indirettamente lo è anche sul turismo e su quel senso di irresponsabilità che lo caratterizza. Infatti, nonostante gli sforzi sacrosanti di iniettare un po’ di responsabilità nel settore viaggi, non solo turisti e viaggiatori inevitabilmente sono portatori di tutta una serie di effetti collaterali non sempre salutari, soprattutto sono per loro stessa natura irresponsabili. Non perché necessariamente cattivi, insensibili, cinici o irrispettosi verso luoghi e culture, semplicemente perché sono ovunque in transito e sempre di passaggio. Non è un’accusa, è una semplice e onesta constatazione.

Il turista, anche quando viaggiando in paesi poveri sfiora la miseria, si ferma solo per il tempo di uno sguardo e in tasca ha sempre un biglietto di ritorno. Il suo può essere uno sguardo compassionevole o distaccato, dai suoi gesti può trasparire disagio o indifferenza, ma lui rimane un semplice spettatore che l’indomani, come da programma, sarà altrove. Qualche turista fissa la realtà in una foto, un modo forse per testimoniare, più probabilmente per trasportare l’immagine su quel piano estetico che gli è più congeniale. Qualcuno preferisce trasfigurare la povertà in folclore, superando così un certo imbarazzo. Qualcuno lascia un’elemosina per rimuovere un vago senso di colpa e quella punta di sospetto che, forse, così innocenti noi occidentali non siamo. Qualcuno si ferma un po’ più a lungo, sorride, interroga, cerca di capire, poi riparte verso la tappa seguente. Tutti rimaniamo comunque e inevitabilmente stranieri, chiusi dentro fuoristrada, difesi dallo sbarramento delle siepi di buganvillea di villaggi vacanze e hotel e comunque protetti dall’universale divisa del turista.

Alcune associazioni di viaggiatori cercano di portare avanti esperienze di solidarietà provando a vivere dentro quelle realtà diverse, ma rimangono un fenomeno di nicchia. Mi sembra più onesto per la maggior parte di noi, pur continuando a frequentare il sud del mondo, rinunciare al tentativo di giustificare le nostre partenze con motivazioni diverse dal semplice piacere di viaggiare. Meglio non travestire il viaggio da impresa umanitaria, anche quando vuole essere un momento di conoscenza e non solo di svago, anche se lasciamo in loco un poco del nostro superfluo o siamo portatori di un qualche messaggio di pace. Partiamo con l’onesta consapevolezza che si viaggia per se stessi e che non ci si può far carico dei problemi dei luoghi che si attraversano. Cerchiamo di essere semplicemente turisti “responsabili”, nell’accezione comunemente data a questa parola, e cioè attenti e rispettosi del Paese che ci accoglie, della sua gente e della sua cultura. Altri sono i modi per aiutare i paesi poveri. Non solo decidendo di fermarvisi, ma anche qui, al ritorno, facendo tesoro dell’esperienza vissuta, portandoci a casa la consapevolezza del valore della differenza e del disvalore dell’indifferenza. E ricambiando l’ospitalità a chi viene da lontano, anche se non sempre viene in veste di turista.

Per approfondire: Rolf Potts, “Vagabonding” Ponte alle Grazie, dove l’autore spiega che non bisogna trovare giustificazioni al viaggio, ma piuttosto che è il viaggio la giustificazione del lavoro.

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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