Le mie Letture

Voglia di viaggio, voglia di fuga…

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25/05/2012

Renata Discacciati, Viaggioterapia – Leggo, viaggio, cresco, Salani Editore 2012, €. 11,00, Ean: 9788862569408

Dopo “Travel Therapy” di Federica Brunini (un godibilissimo “ricettario” per orientarsi nel mondo, già recensito su queste pagine), ecco un nuovo libro dal titolo simile, ma diverso nella costruzione e nei contenuti. Alla base di entrambi l’idea che il viaggio “fa bene”, certo non è indispensabile, ma aiuta. E che, aggiungo io, in molti casi può essere una piacevole e forse meno costosa alternativa a sedute di psicoanalisi, pur senza volerlo trasformare in una terapia per occidentali insoddisfatti come avvenne per i viaggi in Oriente negli anni Settanta.

Un centinaio di pagine che scorrono veloci, divise in capitoli sulle diverse esperienze e modalità del viaggiare: amore, culture, lavoro, natura, pellegrinaggio, avventura, sesso, imprevisti, costumi, ritorno… con in coda consigli utili dal fare la valigia allo shopping, a possibili destinazioni. “Leggo, viaggio, cresco”, recita il sottotitolo del libro citando Derek Walcott e proprio qui sta il potere terapeutico del viaggio per Renata Discacciati, autrice, editrice, produttrice televisiva e soprattutto viaggiatrice di lungo corso. Una donna che ha avuto la fortuna di viaggiare in un tempo non lontano, ma ancora agli albori del turismo di massa e di farlo per piacere e per lavoro. Il viaggio l’ha ricambiata permettendole di vivere quei momenti magici e perfetti che solo lui sa regalare (sì, è vero, qualche volta capita anche con l’amore, ma poi chiede sempre il conto). Momenti di cui ci racconta in queste pagine, passando con naturalezza dal Borneo agli Stati Uniti, da Medjugorje al Sinai, dall’India al Kenya, al Belize. Certo non sono mancati imprevisti e difficoltà, ma affrontarli e superarli è parte della terapia e alla fine sono proprio quelli i dettagli che più rimangono nella memoria. Ai ricordi delle esperienze vissute in prima persona, l’autrice mescola brani e aneddoti di scrittori e viaggiatori del passato, fra cui molte le donne, muovendosi nelle loro pagine e nelle loro vite con una familiarità che può nascere solo da una lunga frequentazione. Quindi viaggio come esperienza, conoscenza e trasformazione, ma anche e forse soprattutto viaggio letterario. Sottesa a tutte le pagine la domanda di sempre: “Perché partire?”, visto che il mondo è sempre più globalizzato e uguale. Perché, ci risponde l’autrice, rimangono diverse le persone e le culture e viaggiare può ancora essere l’occasione per incontrare l’altro, anche se non sempre l’altrove sognato.

Anna

Pubblicato su il reporter

 

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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