Il Senso del Viaggio

Volontourism

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30/07/2010

C’è il turismo tradizionale. C’è quello responsabile. E c’è quello solidale. Non la solidarietà di professione di missionari e operatori umanitari (i cosiddetti espatriati o “expats”), ma quella che con un neologismo è stata definita “volontourism”, che cerca cioè di coniugare il turismo al volontariato. Si tratta di turisti insoddisfatti dei “soliti viaggi” (e sono sempre di più), che decidono di impegnare le proprie ferie per lavorare sul campo con delle ONG.

Un turismo che non si traduce in consumo del paese, che non si limita all’incontro e alla conoscenza, ma sa trasformarsi in esperienza di vita, contaminazione con la realtà del luogo e interazione con la gente che lì vive. Perché fermarsi in uno stesso luogo consente relazioni umane meno superficiali ed occasionali rispetto a chi transita seguendo un itinerario. Difficile chiamarle vacanze. E certo la motivazione principale non è più neppure il viaggio, che diventa invece lo strumento per raggiungere uno scopo: cambiare il mondo in meglio. Poca cosa, obietterà qualcuno, visto che si tratta in genere di soggiorni brevi; ma sono presenze comunque inserite all’interno di progetti di più lunga durata. E poi di sicuro è un modo di viaggiare che cambia chi lo pratica, permettendogli di vivere un’esperienza diversa in regioni fuori dalle rotte del turismo tradizionale e anche di avventura, a contatto con l’ambiente naturale e culturale del paese. Spesso si tratta di paesi con conflitti interni, logisticamente difficili o devastati da recenti cataclismi naturali, luoghi dove la quotidianità assomiglia molto a quella che per noi è l’eccezionalità di un’area dopo un terremoto. Servono disponibilità, socievolezza, spirito d’adattamento e forse soprattutto ascolto. Perché anche quella che a noi, in base ai nostri parametri, può non sembrare vita, lo è. Se vogliamo essere di qualche aiuto dobbiamo rinunciare alla nostra visione, o meglio alla nostra presunzione occidentale, fatta di senso pratico ed efficienza ed entrare invece in un mondo dove oltre e forse più che il raggiungimento del risultato, hanno importanza simboli, valori e relazioni.

Un libro per riflettere: “Pappagalli Verdi”, di Gino Strada, Feltrinelli 1999, che non ha bisogno di presentazione.

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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