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09/10/2009

Barack Obama  Nobel per la Pace 2009

La sua risposta: “Non sono sicuro di meritare il premio Nobel per la pace che ho appena ricevuto, sono sorpreso da questo conferimento e lo accetto con profonda umiltà… Accetto questo premio soprattutto come invito ad agire”. La nostra risposta è “HOPE”. Buon lavoro Presidente.

Articolo pubblicato Martedì 4 novembre 2008

«In quanto figlio di un nero e di una bianca, nato nel crogiuolo razziale delle Hawaii, con una sorella per metà indonesiana ma in genere scambiata per messicana o portoricana, e un cognato e una nipote di origini cinesi, con alcuni consanguinei che assomigliano a Margaret Thatcher e altri così neri da poter passare per Eddie Murphy, tanto che i raduni familiari assumono l’aspetto di una riunione dell’ Assemblea generale delle Nazioni Unite, non mi è mai stato possibile limitare la mia lealtà su base razziale o misurare il mio valore su base tribale». Così si è presentato Barack Hussein Obama Jr. (da Repubblica 30-10-08).

In realtà Obama non è il primo afroamericano ad avere posizioni di potere negli USA. Prima di lui ci sono stati  due Segretari di Stato, Powell e Rice, di cui uno anche donna. E’ vero anche che il suo essere meticcio è legato soprattutto alle sue origini miste e non alla sua cultura, profondamente americana. Eppure, in un momento di recrudescenza dei conflitti razziali e affermazioni  di dubbie identità su base etnica, la sua elezione non può non regalare a milioni di persone la speranza che con lui l’America torni a sognare un mondo dove ci sia rispetto, accoglienza, solidarietà, giustizia e libertà. Perché siamo tutti meticci.

A.M.

Ed ecco la lista di 10 promesse fatte in campagna elettorale da Obama che riguardano il mondo intero.  Speriamo che davvero oggi si possa girare pagina e mettersi alle spalle l’era Bush.

  • Ridurre le emissioni di anidride carbonica degli Usa dell’80% entro il 2050 e svolgere un ruolo forte e positivo nel negoziare un trattato vincolante per rimpiazzare il Protocollo di Kyoto in scadenza
  • Ritirare le truppe dall’Iraq entro 16 mesi, senza mantenere basi permanenti nel paese
  • Stabilire l’obiettivo chiaro di eliminare le armi nucleari dal pianeta
  • Chiudere il centro detentivo di Guantanamo Bay
  • Raddoppiare gli aiuti Usa per dimezzare la povertà estrema entro il 2015 ed accelerare la lotta a Aids/Hiv, tubercolosi e malaria
  • Aprire relazioni diplomatiche con paesi come Iran e Siria, per perseguire la pacifica risoluzione delle tensioni
  • De-politicizzare i servizi segreti in modo che non si ripetano mai più manipolazioni come quelle che hanno spinto gli Usa in Iraq
  • Lanciare uno sforzo diplomatico all’altezza di fermare le stragi in Darfur
  • Accettare di negoziare solo nuovi accordi commerciali che contengano protezioni ambientali e del lavoro
  • Investire 150 miliardi di dollari in 10 anni per supportare le energie rinnovabili e raggiungere un milione di auto elettriche in strada entro il 2015

(Fonte: avaaz.org)

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ANNA MASPERO
Como, IT

A come Avventura, B come Bolivia , C come Colombia, M come Mondo… ma anche C come Casa e Cascina Chigollo… Potrebbe essere il titolo del racconto della mia vita di partenze e ritorni. Da mio nonno, soprannominato “Mericàn”, emigrato in Perù e poi ritornato fra le colline della sua Brianza, ho ereditato lo spirito d’avventura e l’amore per la mia terra. Perché di queste due cose sono fatta, un po’ nomade e un po’ stanziale. Andare e ritornare, proprio come le rondini che ancora nidificano sotto i tetti della fattoria del nonno dove vivo…. “Inverno in Egitto, giugno a Parigi. Snobismo delle rondini“, scriveva Paul Morand. Il viaggio è stato per me il primo amore. A quarant’anni ho dato le dimissioni dall’Istituto Sperimentale Linguistico dove insegnavo inglese, preferendo la vita a colori del mondo che è fuori, inseguendo nuove partenze e nuovi ritorni, ma sempre con la passione e la curiosità della prima volta.


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